marshall

martedì, luglio 05, 2016

Assessorato alla Felicità

Per la serie "IO SONO IO, E VOI NON SIETE UN CA...", ai  milanesi ecco servito l'Assessorato alla Felicità.
 
Dicono che è la democrazia, ma a me da l'idea di fare uso della democrazia in maniera furbesca e arrogante. Messi al vertice dell'istituzione da un esiguo scarto di voti, ci si arroga la pretesa di fare ciò che si vuole.
Eh già, siamo in democrazia.
Non era bastato lo spreco di denaro pubblico perpetrato nel 2006 dalla Regione Toscana con l'istituzione dell'Assessorato alla Pace e Perdono, ci mancava solo l'Assessorato alla Felicità.
E poi incolpano all''evasione i mali dell'Italia. Sprecando soldi a più non posso, dando poi le colpe  all'evasione fiscale se certe cose non le possono fare per mancanza di soldi. Evasione Fiscale dei milanesi, in questo caso. Checchè ne dica qualche benpensante, un simile assessorato è il modo  furbesco per eludere e sprecare soldi pubblici fuori da ogni possibilità di controllo in maniera logica.

Se dovevano creare un posto per giustificare lo stipendio per un assessore, dell'organico di cui si dovrà circondare, degli annessi e connessi, comprese le gite che dovranno fare per far divertire la gente, il dott.Sala poteva inventare qualcosa di meglio, di più costruttivo e di maggiore utilità per tutti i milanesi, anche quelli che non l'hanno votato, e non questo assessorato sprecasoldi.

Dott. Sala, se vuole, qualche idea di come impiegare più proficuamente il denaro dei milanesi potrei dargliela.
Poveri toscani, a cosa era servito l'Assessorato alla Pace e Perdono, se di pace nel mondo da allora non s'è vista nemmeno l'ombra? Poveri toscani che si dovettero sorbire quegli sprechi senza fiatare, ed ora poveri milanesi per questi sprechi.
 
DI TUTTA LA QUESTIONE, UNA CERTEZZA MI CONSOLA: NON SONO DI MILANO.

http://ecopolfinanza.blogspot.it/search?q=Massimo+Toschi

sabato, giugno 04, 2016

Va dove ti porta il quattrino



Questa è coerenza.

A proposito del si di Benigni al referendum per la Costituzione, non so per cosa avesse votato nel referendum per la Costituzione del 2006, ma stando a quello che furono i risultati, suppongo abbia votato anche lui per il NO.
Se ciò fosse, sarebbe la dimostrazione di uno dai pensieri confusi, del tutto incoerenti, nonostante le sue probabili argomentazioni. Sarebbe un altro dei tanti saltimbanco di rango, che forse al referendum del 2006 votò NO solo perchè la legge era stata fatta dalla destra, e non perchè non gli andasse che venisse modificata la Costituzione.

Se a quel tempo si fosse accettata la modifica costituzionale, da allora fino ad oggi si sarebbero già potuti far risparmiare parecchi quattrini alle dissestate casse dello Stato.
Infatti con quella legge, sottoposta a referendum nel 2006, sarebbero stati ridotti il numero dei parlamentari da 650 a 518 e dei senatori da 315 a 252, e se la sinistra a quel tempo avesse collaborato, si sarebbero potuti ridurre ancora di più.
Comunque sia, deputati da 650 a 518 o ancora meno, senatori da 315 a 252 o ancora meno, nei 10 anni trascorsi da allora, avremmo avuto un bel risparmio per le traballanti casse dello Stato.

sabato, gennaio 02, 2016

Un pensiero di Dacia Maraini su Facebook

Su Facebook, affiancata dalla sua immagine con al collo il fazzolettino azzurro, sta circolando una frase di Dacia Maraini sul berlusconismo: 


“Il berlusconismo è la più grande catastrofe culturale del nostro tempo. Forse anche peggio  del fascismo, perché più subdolo e sotterraneo, perché seduttivo e apparentemente vincente. Il berlusconismo ha introdotto la cultura di mercato, quella in cui tutto si compra e si vende, dai senatori alle minorenni”.


Non ho resistito alla scempiaggine di questa frase, e così sono andato a ripescare la lettera aperta che Nessie le aveva scritto nel 2007. L'ho linkata su Facebook e la ripropongo sul blog per le idee, la chiarezza e la  franchezza con cui Nessie aveva affrontato temi di grande attualità in quel momento. Temi che sono diventati d'attualità molto più stringente ai nostri giorni.  

"""09 Novembre 2007

Lettera aperta a Dacia Maraini

Signora Dacia Maraini,
ho notato che la sua rubrica "Il sale nella coda" sul Corriere compare sempre nei momenti topici peggiori per le donne e per l'umanità tutta. Ed è comparsa, puntuale, anche questa volta, nella tragica occasione della morte di Giovanna Reggiani a Tor di Quinto con il suo pezzo "La caccia allo straniero e l'esempio (cattivo) offerto dagli Italiani" di martedi 6 novembre. Lei parla con un certo sussiego a nome di tutte le donne, senza averne alcuna rappresentatività. E parla (anzi, scrive) per far loro accettare lo status quo della sua political correctness e di quella mordacchia preventiva ideologica progressista, cui è usa. Perché? La sua vocina flebile flebile e perbenino, così come perbenino è la sua sciarpina annodata al collo, modello aristocratica della Rivoluzione Francese, lei la fa sentire solo nei momenti di cataclisma, di apocalisse. Impassibile come una mirata macchina da guerra di propaganda, ma dal rassicurante aspetto di serena colombella. Ricorda l'invettiva della Fallaci dal titolo "La Rabbia e l'Orgoglio" pubblicata in formato lenzuolo sul Corriere? Ebbene con quella sua scrittura un po' così, assai dabbene, lei ebbe il coraggio di sfidare un cavallo di razza come l'Oriana nazionale riversando la sua irenica lenzuolata di replica sul Corsera, a proposito di un mondo che vorrebbe placato e affratellato nonché privo di "scontri di civiltà". E questo l'indomani di quel tragico 11/9.
"Cicala di lusso", la battezzò in quel frangente Oriana nostra. Ma lei non se ne stette e seguitò a frinire ancora con fatua e salottiera civetteria. Lo fece nuovamente l'indomani dello sgozzamento di Hina Salem, e in quel frangente io le inviai un'altra missiva qui. Certo, lei è famosa e ha molti lettori, mentre io ne avrò giusto una trentina. Ma voi firme note, siete assai spesso scollegate dalla realtà e del tutto autoreferenziali. Come autoreferenziali furono e sono le sue amiche femministe che occupano posti all'ONU, nelle Ong, Onlus, nei sindacati, nell'UNICEF, nell'UNESCO, nell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e ovviamente nei partiti della sinistra.


In occasione della morte di Hina straziata da 28 coltellate e col volto rivolto alla Mecca dopo una approssimativa sepoltura, lei non ebbe nulla di meglio che asserire che anche i siciliani commettevano delitti d'onore 50 anni fa. Che è un po' la stessa versione di Giuliano Amato e di sua nonnna col fazzeletto in testa alla "siculo-pachistana". Molti lettori leggendo il suo pezzo rimasero esterrefatti. Ma come? Invece di prendere le parti della vittima trucidata dai parenti, costei si mette a pontificare in favore dell'Islam e a fare bla bla bla sul fatto che non si deve "generalizzare", "criminalizzare una religione", "demonizzare", e via coi luogocomunismi più triti... Non me ne capacitavo...Ma soprattutto non mi capacitavo che non fosse idonea a dire o fare nemmeno "qualcosa di sinistra" nel modo coerente in cui i vostri seguaci si aspetterebbero. E non se ne capacitava nemmeno la grande Oriana sul perché le femministe tacciano, si mostrino islamosuccubi e subordinate al tribalismo fondamentalista, invece che ribelli e in antagonismo verso il medesimo. Ora vedo che ripete lo stesso errore. Il Corrriere gliene dà facoltà. Una donna ha subito un ratto. Sì, uso il termine antico delle tribù rivali, come quello delle Sabine. O come il Ratto di Persefone trascinata agli Inferi da Plutone. E dopo essere stata borseggiata, aggredita forse stuprata, è stata ammazzata e dilaniata orrendamente. In ogni caso la sua resistenza e riluttanza all'aggressore le è costata la vita. E lei cosa scrive? Che il malcontento è esploso con furore, e che tutto questo farebbe pensare a un'Italia con una società virtuosa esente da crimini, ma che invece il nostro paese è stato testimone dei fatti più raccapriccianti come "quel giovane che ha seviziato tre nipotini, maschi e femmine". O come gli amanti e i mariti che uccidono le loro donne a coltellate buttandole nei cassonetti dell'immondizia.


Signora Maraini, perché offre un così comodo alibi giustificativo a chi viene nel nostro paese senza documenti, occupa terreni abusivamente, sfonda case disabitate per installarsi sfrattando i poveretti che ci sono già, ruba, si ubriaca, stupra, uccide e borseggia? E perchè conclude scrivendo che il nostro è un paese i cui esempi non sono dei migliori, dove a nostra volta si ruba, si uccide, si delinque, epperciò non sarebbe moralmente autorizzato a respingere gli altri? Bene, signora, allora mi trovi lei una specie di Città del Sole di campanelliana memoria, un Shangri-là dove non esistono delitti né pene, perché io non ne conosco. Dove si danno solo esempi edificanti tali da giustificare migrazioni massicce con gente bennata e benintenzionata in cerca dell'Eldorado, da accogliere a braccia aperte e senza fiatare. Nelle carceri tedesche, inglesi, americane, francesi, danesi ecc. esistono ladri delinquenti, assassini, violentatori e perfino pedofili autoctoni. Ma mi spiega perché nonostante in molti stati della Ue, abbiano galere in buono stato e una giustizia che funziona meglio della nostra (ci vuole poco), hanno chiesto e ottenuto due anni di moratoria per integrare tutta quest'onda anomala proveniente dalla Transilvania? E mi esplicita come mai per voi femministe il mostro è sempre domestico, lo stupratore è un marito o un fidanzato, e il toccaccione molesto dalla lubrica palpata è solo quel "porco" del vostro collega d'ufficio? Mentre per tutti questi disperati, alcuni dei quali con facce da spavento, provenienti da aree lontane officiate un processo di santificazione e di beatificazione dello stupro?



L'antagonismo femminista è solo contro l'occidente, contro il proprio paese e contro se stesse
Mi ci sono lambiccata tanto e alla fine ho trovato alcune risposte. Non tutte mi soddisfacevano però. Vivendiere rosse dei partiti si sinistra, siete subordinate alla ragion politica tracciata dai vostri maschi, si diceva. Ma non basta. Avete le terga al caldo nei vostri posti dorati e scranni da "quote rosa" nelle istituzioni, nei mainstreams, perciò non volete rischiare la conflittualità con l'islam radicale. Ma non basta . Avete nel DNA il terzomondismo sinistrese perciò siete giustificazioniste coi transfughi di altre zone più arretrate del mondo. Ma non basta ancora.
Alla fine sì, ho trovato la risposta al vostro collateralismo nei confronti dell'islam fondamentalista, dell'immigrazionismo e dei dannati della terra.


Voi odiate la terra che vi ha generato, la vostra patria e la vostra cultura. Voi avete spezzato i vincoli con la Madre (parola che viene da mater=materia) da cui tutti i viventi provengono, negandovi a vostra volta, la possibilità di essere madri, di essere mogli. Voi avete sostituito il termine "moglie" e "sposa", col termine "compagna"; il termine "marito", con "compagno", proprio secondo i dettami delle élites comuniste e socialiste delle varie Internazionali. Voi avete sostituito i figli coi viaggi, il lavoro, la carriera, gli amici. E se questi figli ci sono, sono degli "amici paritetici" e non degli esseri in divenire che necessitano di una vera educazioone e formazione nel rispetto dei reciproci ruoli. Voi odiate il Cristianesimo e la Chiesa con cui siete perennemente in guerra e la vorreste irrilevante e silente sui temi etici. Voi avete trasferito la lotta di classe all'interno della lotta tra i sessi, spezzando il vincolo della famiglia, primo nucleo di quella proprietà privata che avete sempre combattuto. Voi avete svirilizzato perfino i vostri cosiddetti compagni o partner (termine che si addice ad un socio commerciale). E ora che la nostra società è aggredita e non ci sono più uomini veri in grado di difenderla, nemmeno tra i poliziotti, non vi sentite un po' in colpa? E del resto nel vostro mondo "unisex", "androgino" "neutro" e/o transgender o al di là dei generi, fatto di intercambiabilità di ruoli, vi rifiutate perfino di vedere che ci sono aggressori e scontri di civiltà. Sognate una società perfetta, irenica e iridata come le vostre futili bandiere della pace. Ma ogni utopia sottintende una coercizione. E voi siete parte integrante di questa coercizione secondo cui chi ruba, stupra e delinque dev' essere perdonato e non sanzionato, se proviene da mondi lontani dove è possibile quell' inclusione, che dichiarate ai quattro venti sulla stampa in cui scrivete, essere doverosa e obbligatoria qui da noi. Viceversa, se è un connazionale a sgarrare, dev'essere messo alla gogna permanente per molto meno. Se è un padre che sbaglia, gli si devono strappare i figli e non farglieli mai più vedere. E magari gli si deve scucire tutto il denaro possibile fino a renderlo una sorta di paria nella vana ricerca di una giustizia che non c'è. Con una mascolinità ridotta così male in arnese fatta di "mammi" "teneri", "dolci", "cambiapannolini" (parolette vibranti che vi piacciono tanto), come potremmo far fronte alle emergenze che ci sovrastano?


Se il maschio che cercate di soffocare non c'è, allora per procreare potrete sempre consolarvi con la fecondazione in vitro e la manipolazione dell'embrione, no? O mettere insieme un bel DICO con genitore A e genitore B, non importa di che sesso. In Scozia già avviene ed è vietato perfino scrivere MAMMA e PAPA' sui documenti sanitari. Per concludere, il vostro è un pensiero atomistico e frammentario fatto di "donne-tutte-sole" (titolo di un celebre film di Paul Mazursky) e "donne a una dimensione", dove "Io sono mia" (titolo di un altro filmucolo-manifesto tratto da un suo best seller del '77 a cui lei ha collaborato insieme ad una troupe di mediocri femministe). Ma non è la verità.


Una donna esiste anche in relazione ai suoi affetti e al suo entourage. Altrettanto dicasi per l'uomo. Nessun uomo né donna è "un'isola". Insieme formano una società e una nazione che dovrebbe mettere al primo posto il diritto a vivere in sicurezza. Un Paese volto a salvaguardare l' incolumità dei suoi cittadini. Se poi ci sono mele marce anche da noi, in famiglie, case e coppie, sarà affare di un vero stato di diritto, sanzionare con fermezza i reati. E con questo rispondo al quesito finale di quel suo articolo basato su un improbabile ecumenismo irideo (Se non siamo capaci di dare un esempio in casa, come possiamo chiedere agli ospiti di osservare le regole di civiltà che per primi non rispettiamo?). Risposta: non esiste il Paese perfetto, la casa perfetta e la famiglia perfetta. Ma esiste la volontà di volerli difendere e migliorare, signora mia. E stabilire una volta per tutte chi siamo NOI e chi sono GLI ALTRI. """

Nessie

giovedì, dicembre 24, 2015

Per la serie: Dio li fa e il diavolo li accoppia

E' Natale, non bisognerebbe parlar male, ma quando ho letto questo articolo di Giancarlo Marcotti per Finanza in Chiaro non ho potuto farne a meno.
Nel leggere il curriculum vitae di questa vice-ministra sono trasalito: ...se questi sono i nostri vice-ministri, che Dio ce ne scampi.
Questa è anche colei che, se non ricordo male, era stata l'autrice del disegno legge per far pagare l'IMU sulla prima casa per chi avesse Rendita Catastale superiore a 750 €. Il disegno di legge fu anche firmato da 34 parlamentari, ma venne subito ritirato appena si scoprì che la Rendita Catastale della casa della poi vice-ministra era di poco inferiore ai 750 €.


""Dopo tre articoli “seri” sulla Boschi ho pensato che sarebbe stata una buona idea scrivere un articolo più “leggero” non cambiando però di molto argomento, visto che mi occupo di un’altra donna del Pd, non è un Ministro, ma quasi, è infatti un Sottosegretario, ma del Ministero nettamente più importante di tutti, quello dell’Economia, si tratta di Paola De Micheli.
Non so se l’avete presente, ogni tanto si vede in televisione ospite di qualche talk show, non è molto alta, ha una bella facciotta da casalinga e quando inizia a parlare risulta simpatica e ruspante con quell’inconfondibile accento piacentino.
Dico, essendo Sottosegretario (in pratica un vice-Ministro) dell’economia chissà quali titoli accademici dovrà avere, mi viene così la curiosità di visitare il suo sito personale, sul quale viene riportato il curriculum vitae.
Dunque è laureata alla Cattolica di Milano in Scienze Politiche, sapete quella facoltà massacrante che solo pochi riescono a superare perché davvero impegnativa. Facciamo due calcoli, dunque lei è del ’73, si diploma al liceo classico nel ’92 … ok, tutto bene … e si laurea nel 2001
Nel 2001?!?!?
Nove anni?!?!?
Per far Scienze Politiche?!?!?!?
Ma è record mondiale!!!! Tutt’ora imbattuto!
Ma probabilmente dai, nel frattempo avrà anche lavorato, ed in effetti già negli ultimi due anni di liceo si era buttata in politica, diventando membro della Direzione provinciale della Democrazia Cristiana di Piacenza (che ricordiamo è la città emiliana “meno rossa”).
Poi nel ’92 comincia l’Università. Dopo un paio d’anni diciamo “non brillanti” dal punto di vista degli esiti scolastici, e quindi nel ’94, riprende a fare politica. La bufera di tangentopoli aveva spazzato via numerosi “vecchi” del partito, anzi, a dir la verità è stata spazzata via l’intera DC, ora si chiama Partito Popolare e per quasi tre anni lei è responsabile dei Giovani Popolari.
Nel frattempo deve anche guadagnarsi la pagnotta ed allora collabora con una Agenzia di assicurazione oltre che con l’azienda di famiglia.
Due anni dopo … ecco una grande occasione, viene assunta come impiegata dalla prestigiosissima Associazione “Gli eletti dell’Ulivo per Piacenza”, quell’associazione, purtroppo dura solo un anno e mezzo, ma probabilmente serve alla giovane De Micheli per mettersi in mostra e conoscere i “contatti giusti”.
Un anno dopo, infatti, diventa Presidente e Consigliere Delegato (in pratica comanda solo lei) di una cooperativa che fa conserve di pomodoro, la Agridoro scarl, ed in cinque anni riesce nella non facile impresa di farla fallire (ma non cercate questo piccolo particolare sul curriculum, non è riportato), il buco sarà di 4,5 milioni di euro.
Riesce pure ad essere condannata dal Tribunale di Piacenza a pagare una multa di 2.000 euro perché la Agridoro aveva distribuito sul mercato, riporto fedelmente, “merci alimentari in cattivo stato di conservazione, nonché insudiciate, invase da parassiti, in stato di alterazione o comunque nocive, ovvero sottoposte a lavorazioni o trattamenti diretti a mascherare un preesistente stato di alterazione”. Insomma anche questo mi sembra un bel record … merci insudiciate … parassiti … proprio una bella aziendina gestita bene. Naturalmente anche di questa condanna sul curriculum non c’è traccia.
Ma probabilmente la De Micheli aveva anche qualche attenuante, dal ’99, infatti, oltre a dover gestire praticamente da sola la Agridoro scarl, è anche Consigliera comunale di Pontenure una ridente cittadina della provincia piacentina.
In quel periodo il Sindaco di Pontenure è Luigi Demicheli.
Demicheli!?!?! Padre? Zio? Fratello? Parente? Non si sa, ma presumibilmente nulla di tutto questo perché il Sindaco si chiama Demicheli (tutto attaccato) mentre lei De Micheli.
E poi il sindaco non ha fatto nessuna carriera politica essendo tutt’ora soltanto un Assessore sempre lì a Pontenure.Lei invece, finita come peggio non poteva la carriera di imprenditrice/manager alla Agridoro, inizia una serie di esperienza lavorative che definirei “vorticose”, nel senso che in ciascuna delle aziende nelle quali viene assunta non ci resta più di qualche mese, è lei che se ne va via? Sono le varie aziende a cacciarla? Non si sa! Rimane il mistero, comunque dapprima viene assunta come impiegata dalla Global Chef, passa poi alla Berni spa, quindi alla Antonino Russo spa per finire nel dicembre del 2005 al Consorzio Cooperativo Conserve Italia.
I miei più attenti lettori ricorderanno di certo che di questo Consorzio mi sono occupato poco tempo fa quando ho pubblicato un articolo sul fallimento della Cirio.
La nostra De Micheli lavora in questa mega-iper-super Cooperativa per poco meno di due anni con la qualifica di “Manager”.
Poco meno di due anni, perché nel frattempo la sua carriera politica ha avuto una svolta. Nel frattempo, infatti, è scomparso anche il Partito Popolare e dal gennaio del 2006 lei diventa Membro dell’Esecutivo della Margherita provinciale di Piacenza. Gli ex DC/Partito Popolare, diventati La Margherita si avvicinano agli ex PCI diventati Democratici di Sinistra e dalla loro unione nasce nel 2007 il Partito Democratico.
Fra gli ex PCI diventati Democratici di Sinistra c’è un personaggio politico di quella zona (il piacentino) estremamente influente e con un ruolo di primo piano nella politica italiana, Pierluigi Bersani, e la De Micheli riesce proprio a farsi ben volere da lui.
Nel giugno del 2007 il grande salto, viene nominata membro della direzione del Partito Democratico di Piacenza, Assessore alle risorse umane ed economico finanziarie del Comune di Piacenza e quando Bersani diventa Segretario del PD entra a far parte del Dipartimento economia del partito diventando nientepopodimeno che responsabile nazionale delle piccole e medie imprese.
Mi immagino la scena, Bersani che chiede alla De Micheli
“che hai fatto nella vita?”
“Ho guidato una cooperativa” avrà risposto lei,
“e come è andata a finire” avrà ribadito il Segretario del Partito,
“l’ho fatta fallire!”


“Perfetto! Il curriculum è perfetto!” avrà chiosato Bersani, quindi subito nel dipartimento economia del partito (quello guidato da Fassina!) e Responsabile nazionale delle piccole e medie imprese.
L’anno successivo è già a Montecitorio diventando membro della Commissione “bilancio”, sempre per essere coerenti.
Una carriera fulminante, ma non è ancora finita.
La De Micheli deve avere davvero fiuto (o fortuna), entra come Membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione TrecentoSessanta, un’Associazione fondata da un personaggio destinato, al contrario di Bersani che non ci riuscirà mai, a diventare negli anni a venire, Presidente del Consiglio: Enrico Letta.
Attaccandosi ancora una volta al carro giusto la De Micheli comincia a sentir profumo di incarico governativo che arriva con il Governo Renzi.
Renzi infatti ha fatto fuori Letta, ma qualcuno del suo entourage (di Letta intendo) ha dovuto metterlo nel suo Governo, ed allora liquidati gli esponenti di maggior spicco si tira dentro la De Micheli considerata una che va “dove tira il vento”.
Ed eccocela qui!
Sottosegretario all’Economia del 63esimo Governo della Repubblica italiana
Paola De Micheli, una che ci ha messo nove anni per laurearsi in Scienze politiche, una che in una trasmissione televisiva (già Sottosegretario all’economia) dice che in un Paese la cui moneta si svaluta del 30% anche il suo Pil perde il 30%, quindi una totale analfabeta in campo economico è Sottosegretario all’economia del Governo italiano!!!
Non è una barzelletta, però, dai, fa ridere!""


Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

lunedì, giugno 01, 2015

Il danno prodotto dai Papponi

In un articolo del Cittadino di Monza e Brianza del 30 maggio 2015 c'è la storia degli ex-onorevoli di questa provincia che prendono il vitalizio, i cosiddetti PAPPONI. I primi 10 di tali cosiddetti PAPPONI   hanno finora incassato 3.368.993 € in più di quanto versato. Se solo i primi 10 di questa provincia hanno prodotto un tale scompenso, è del tutto evidente che l'INPS non potrà reggere, e a breve se ne vedranno le conseguenze. A Renzi il compito di porvi in fretta rimedio, anzichè pensare ad altro. 

sabato, maggio 30, 2015

Commedie in biblioteca

Villa Brivio - dal sito Lombardia Beni Culturali

Dopo la rappresentazione di sabato scorso nell'ampio salone dell'avveniristica Biblioteca Tilane di Paderno Dugnano, la Compagnia degli Attori per Caso di Nova Milanese torna in scena tra le mura domestiche. Oggi, sabato 30 maggio, alle ore 21, meteo permettendo, nel cortile della Biblioteca Comunale, daranno vita alla commedia  Stella per metà, dell'autore e regista Franco Pozzi.
La biblioteca comunale, ovvero Villa Brivio, è il fulcro degli interessi culturali dei novesi. Oltre ad essere la sede dell'omonimo Centro Culturale, il palazzo occupa un posto di rilievo all'interno delle dimore storiche del Progetto Cavallo Rosso. Progetto in divenire, la cui realizzazione è stata solo rallentata per carenza di fondi.

Villa Brivio, all'epoca in cui Corti componeva il romanzo, era  ancora di proprietà privata. Nell'adiacente Corte del Vertua, posta ad est della stessa, c'era, e forse c'è tuttora, uno spiazzo circondato da un muro, di la dal quale una persona avrebbe potuto osservare la Villa con il suo cortile. La veduta avrebbe ispirato ad Eugenio Corti la localizzazione del personaggio novese di Cavallo Rosso, un romanzo storico che nel 2011 gli sarebbe valsa la candidatura al Nobel per la letteratura.     
Il Michele Tintori di Nova, amico e compagno di università di Ambrogio Riva, personaggio principale del romanzo, è un ragazzo di fine anni venti del secolo scorso, con la chiara ambizione di diventare scrittore.

Corti così si approccia a Nova:

" Ecco le prime avvisaglie del paese di Nova, le sue strade verdi, diritte, di pianura (Nova è posta all'estremità meridionale della Brianza), ecco il portello che immetteva nel cortile del suo compagno: davanti all'abitazione dell'invalido c'era infatti uno spiazzo circondato da un muro, dal quale svettava un ciuffo di bambù.
Ambrogio conosceva bene il luogo per esservi venuto in visita diverse volte; scese di bicicletta, e mentre apriva il portello avvertì un senso d'aspettativa: avrebbe parlato con persone - padre e figlio - nei cui discorsi altre volte aveva trovato importanti motivi di riflessione, punti fermi che avevano poi costituito per lui dei riferimenti."
(I.C.R., Primo volume, Parte prima, cap. 25, pag. 83) 
 
Presa ad ipotesi della mia teoria, ecco lo stralcio da una riflessione dell'architetto Antonio Panella, dell'Ufficio Tecnico del Comune di Nova, co-curatore del censimento allegato al PGT di Nova, riguardante le superstiti 44 corti di antica formazione del Comune stesso, consultato per la questione.
 . 
Di "portelli" a Nova ce ne sono diversi per diverse corti; sicuramente c'è in Villa Brivio (da piazza Vertua Prinetti) e nella corte dei Garlati (da via Madonnina) ..... 
Per quanto riguarda lo "spiazzo circondato da muro" mi viene in mente solo villa Brivio perchè di muri, nella corte dei Garlati, non ce ne sono e penso non ce ne sono stati. La stessa villa, dai rilevamenti del Catasto Lombardo Veneto (1847/1873) riportano la presenza di un vecchio edificio ovvero la vecchia filanda, un edificio che chiudeva il cortile a nord di cui esiste traccia fino al 1928 da una foto di famiglia dei Vertua. Forse attorno al 1940 dopo la demolizione era rimasto un muro. Il nostro libro "Villa Brivio" riporta alcune info che le ho appena citato. sul portello e sullo spiazzo circondato da muro, facente parte della Corte del Vertua, via Mariani, 26,  

Ora una mia tesi personale sulle tracce dell'identità di colui che potrebbe aver ispirato il personaggio Michele Tintori di Nova. Potrebbe essere stato Gerardo Taglia, letterato e dantista  novese che, all'epoca in cui Eugenio Corti scriveva il romanzo storico, era preside delle scuole medie di Besana Brianza, città nella quale lo scrittore  era nato e viveva. Era nota la fervida stima dell'ultimo periodo che univa i due, stima che penso sia nata già al tempo della presenza di Gerardo Taglia a Besana Brianza. Occorre anche sottolineare il fatto che il padre di Ambrogio Riva è stato chiamato Gerardo. Gerardo Taglia, oltre che noto dantista, curatore del corso sulla Divina Commedia presso l'Università del Tempo Libero di Cascina Triestina, era anche un profondo conoscitore delle opere di Francesco Petrarca, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso e i classici latini.


Dunque Nova, terra ispiratrice di luoghi per romanzi storici, di personalità intellettuali, e la sua biblioteca, che ben s'addicono alla scelta fatta da Franco Pozzi per la rappresentazione della sua ultima fatica, Stella per metà.

Franco Pozzi ha esordito nel 2004 con Pallino va in città, esilarante storia dell'Arcangelo Gabriele mandato sulla terra da San Pietro, per fare da tutor ad un neo-angelo. La brillante commedia ebbe grande successo, tanto che la sua compagnia lo pressò per fargli scrivere un'altra commedia. Così, tre anni dopo, nacque Un altro modo, versione moderna e tutta al femminile del figliol prodigo, alle quali seguirono Oggi più di ieri e Ti cerco da sempre.  


Stella per metà narra la storia di una biblioteca viaggiante, il Bibliobus, necessario per portare libri in località disagiate, dove non esistono biblioteche pubbliche.
La storia è ambientata nelle Marche nel 2013, con avvio a Montappone, dove l'assessore alla cultura presenta l'iniziativa, inaugurando il bibliobus.
La direzione è affidata a Fabiola, alla guida del mezzo c'è Pietro, un dipendente comunale, più appassionato di lirica che  non di libri, dei quali finora ha letto poco o niente.
La prima tappa della Bibliobus è a Monte Vidon Corrado, dove un gruppo di curiosi visitano la biblioteca viaggiante. Durante l'intervallo il bibliotecario prende in mano il primo libro che gli capita sotto mano: I Promessi Sposi. Mentre legge si verifica un fatto strano: i personaggi iniziali del romanzo,  Don Abbondio e i due bravi che lo aspettano di ritorno dalla passeggiata, si concretizzano, rendendosi vivi.
Nello svolgimento della commedia la materializzazione di personaggi di romanzi si ripeteranno. In essa si narra la vita di un anno della biblioteca viaggiante. Ogni mese una tappa, in uno dei paesi di montagna che prendono nome da quel monte. L'intermezzo tra una tappa e l'altra è scandito da una famosa aria di una celebre opera lirica. In ogni tappa avviene l'incontro con un personaggio tipico della zona, come a Monte Rinaldo dove avviene la conoscenza col filosofeggiante pastore sardo in pensione Garau.

Si entra nel vivo della spending review, e in tema di taglio dei costi si pensa alla eliminazione del bibliobus. Una petizione popolare riesce ad evitarlo.  Finale a sorpresa: la direttrice, avendo vinto un concorso per un posto fisso, lascia l'incarico. Incarico che verrà affidato a Nando, amico di Pietro e di Fabiola.

lunedì, maggio 18, 2015

Leggere allunga la vita


Parafrasando  il pensiero di Umberto Eco, contenuto nel link riportato qui sotto  - Io leggo perché - "a parità di età, chi avrà letto è come se avesse vissuto di più" 

Il 23 maggio 2015 alle ore 21 nella Biblioteca Tilane di Paderno Dugnano verrà replicata la commedia Stella per metà di Franco Pozzi interpretata dalla compagnia degli Attori per caso di Nova Milanese.


Sono trascorsi 3 anni da quando l'Accademia della Crusca ha lanciato l'allarme sul rischio estinzione della lingua italiana. Il monito ispirò una vignetta, che da allora circola su vari blog - tra i quali spicca  Leggere Libri - nella quale si palesa la fine ingloriosa cui sarà destinata la nostra lingua, se non si correrà per tempo ai ripari. Per combattere tale rischio, c'è un'arma invincibile, indolore e senza costo: la lettura. Leggere una qualsiasi cosa: un libro, un giornale, un fumetto, purchè si legga. E non è un caso se di recente Roberto Saviano è stato ospite di Amici a declamare la trama di Le notti bianche (Roberto Saviano ad Amici: Le notti bianche)  di Dostoevskij, e Rai3 ha recentemente proposto il programma Io leggo perchè, con inviti alla lettura, lanciati da artisti, scrittori e musicisti, attraverso il racconto di una storia, la lettura di una pagina, l'esecuzione di una canzone. All'inizio della trasmissione vengono citati  i 10 diritti del lettore, decalogo che sarà la struttura portante della commedia Stella per metà.   
Leggere  aiuterà anche ad arrestare la moria di parole italiane, mediante la riappropriazione della nostra lingua, usandola contro l'introduzione di parole inglesi nei discorsi e negli scritti, un'abitudine sempre più usata ed abusata.  Nel 2009, l'allarme sull'inglesizzazione della lingua italiana, venne lanciato dalla Zanichelli nel corso della presentazione dell'edizione 2010 del suo celebre dizionario. L'allarme fu recepito da molti blogger, tra cui Aretusa del blog Esperidi con la pubblicazione del post La lingua italiana cambia: parole che vanno, parole che vengono 









Nei giorni del monito lanciato dall'Accademia della Crusca anche il pensiero di Franco Pozzi, direttore del CNOS-FAP dei Salesiani di Sesto San Giovanni, deve aver meditato sulla questione. Deve quindi aver pensato di scriverne un testo. Ed è così che forse nel 2013 nacque la commedia Stella per metà.

Dell'autore e della sua compagnia degli Attori per caso, mi sono già occupato in alcuni post: nel 2010 per la commedia  Oggi più di ieri, ovvero il Don Chisciotte dei nostri tempi, e nel 2012 con  Ti cerco da sempre, brillante commedia incentrata su problemi esistenziali  dei nostri tempi.

Franco Pozzi, autore e regista, ha esordito nel 2004 con Pallino va in città, esilarante storia dell'Arcangelo Gabriele mandato sulla terra da San Pietro, per fare da tutor ad un giovane angelo. La brillante commedia ebbe enorme risalto e grande successo, tanto che, tre anni dopo, la compagnia degli attori per caso pressò Franco Pozzi affinché scrivesse una nuova commedia. Così nacque Un altro modo, versione moderna e tutta al femminile del figliol prodigo, cui sono seguiti gli altri due lavori di successo di cui sopra.    
Stella per metà  è dunque la quinta fatica di Franco Pozzi. 
L'esordio di Stella per metà è avvenuto il 24 gennaio 2015 nel teatro del Centro Parrocchiale Don Rainaldo Grassi di Nova Milanese.


La commedia narra la storia di una biblioteca viaggiante, il Bibliobus, necessario per portare libri in località disagiate, dove non esistono biblioteche pubbliche.
La storia è ambientata nelle Marche nel 2013, con avvio a Montappone, dove l'assessore alla cultura presenta l'iniziativa, inaugurando il bibliobus.
La direzione è affidata a Fabiola, alla guida del mezzo c'è Pietro, un dipendente comunale, più appassionato di lirica che  non di libri, dei quali finora ha letto poco o niente.
La prima tappa della Bibliobus è a Monte Vidon Corrado, dove un gruppo di curiosi visitano la biblioteca viaggiante. Durante l'intervallo il bibliotecario prende in mano il primo libro che gli capita sotto mano: I Promessi Sposi. Mentre legge si verifica un fatto strano: i personaggi iniziali del romanzo,  Don Abbondio e i due bravi che lo aspettano di ritorno dalla passeggiata, si concretizzano, rendendosi vivi.
Nello svolgimento della commedia la materializzazione di personaggi di romanzi si ripeteranno. La commedia narra la vita di un anno della biblioteca viaggiante. Ogni mese una tappa, in uno dei paesi di montagna che prendono nome da quel monte. L'intermezzo tra una tappa e l'altra è scandito da una famosa aria di una celebre opera lirica. In ogni tappa avviene l'incontro con un personaggio tipico della zona, come a Monte Rinaldo dove facciamo la conoscenza con Garau, il filosofeggiante pastore sardo in pensione.
Siamo nel periodo di spending review, e in tema di taglio dei costi si pensa alla eliminazione del bibliobus. Una petizione popolare riesce ad evitarlo.  Finale a sorpresa: Fabiola, la direttrice, avendo vinto il concorso per andare a dirigere una biblioteca, lascia l'incarico. Incarico che verrà affidato a Nando, amico di Pietro e di Fabiola.

In tema con la commedia, un post interessante è quello della blogger Hesperia: Pronto chi legge? ovvero, la lettura dimenticata, del quale balza agli occhi il monito conclusivo: "Nel frattempo, consiglio di non farvi prendere dalla furia iconoclasta o biblioclasta, di sbarazzarvi dei vostri libri per far largo a dischetti, chiavette, Cd e altre diavolerie, con la scusa che occupano spazio e che la casa è piccola. E' certo che li rimpiangerete."

A tal proposito, non è un caso se l'anno scorso, Jeff_Bezos, fondatore di Amazon, ha acquistato da Warren Buffett il 28% del quotidiano americano Washington Post, divenendone azionista unico. Come è noto, Jeff Bezos ha creato la propria fortuna vendendo libri on-line in tutto il mondo 


 

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