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venerdì, marzo 19, 2010

Tradizioni siciliane: il Pranzo Sacro


Soprattutto in quest'ultimo mese, il post Festivita di San Giuseppe in Sicilia è stato uno dei più gettonati di questo blog. E credo lo sia stato per quei siciliani internauti molto interessati alla festa. Nel post parlavo del paese di Acate, in provincia di Ragusa, e l'altro ieri mi ha fatto visita il sito di Natuscia lasciandomi il link per la Festa di San Giuseppe, che ad Acate è ancor oggi molto sentita.
Conosco bene quel paese, per esserci passato con mia moglie in viaggio di nozze. Lei aveva lì alcuni parenti e amici. Ed era stato in quell'occasione che avevo sentito parlare di questa festa, oltre ad aver sentito raccontare di tante altre storie di antiche tradizioni, che, in quella parte della Sicilia sud orientale ancora sopravvivono; tra cui, un rarissimo filmato amatoriale, che credo sia andato perduto, dall'emblematico titolo di "Là dove il tempo si è fermato". Tempo permettendo, scavando nella memoria, cercherò di raccontare qualcosa di quel filmato nel proseguo del blog.
Per stare in tema con la giornata, dedicata alla festa dei papà, ed in primis di San Giuseppe, che di Gesù è stato il padre putativo, ripropongo un brano di quell'articolo pubblicato l'anno scorso.

"Nella tradizione siciliana, la festività di San Giuseppe - qui venerato per essere il protettore degli orfani, i poveri e le ragazze nubili - è particolarmente sentita per le intercessioni e le grazie ricevute da parte del padre putativo del Cristo; per Acate è una ricorrenza ancor più speciale. Per l'occasione si usa preparare un pranzo, detto "pranzo sacro", offerto simbolicamente a tre persone particolarmente bisognose del paese, che rappresentano la Sacra Famiglia.
Il banchetto, allestito oggi all'interno delle case, si svolge su di una grande tavola dove, ai "tre santi", vengono servite svariate pietanze".


La festa, a quel che mi è dato di conoscere, tocca, a volte, vette di grande carità cristiana. Ho conosciuto il caso di una vedova di uno di quei paesi della Sicilia sud orientale che, pur nella sua ristrettezza, qualche anno fa, per adempiere ad un voto, aveva organizzato un fastoso "pranzo sacro". Secondo un'antica tradizione chi ha fatto quel voto si deve impegnare pubblicamente a dare vitto e alloggio per quel giorno alla famiglia più povera del paese; e le porte di quella casa, per quel giorno, devono restare spalancate e accessibili a chiunque voglia assistere e "guardare in faccia" i membri della "Sacra famiglia". La scelta della famiglia viene fatta di comune accordo col parroco del paese, e quell'anno, alla nostra vedova, era toccato dare vitto e assistenza alla famiglia di un carcerato. Questa, rimasta senza sostegno, dopo l'arresto del capofamiglia, era caduta nella misera più nera. A quel punto era stato ovvio far cadere la scelta su quella famiglia, rimasta senza alcun sostegno economico. Il pranzo venne ufficializzato e, come sempre, se ne diede ampia pubblicità con vari mezzi, in primis quello dell'annuncio in chiesa. In deroga all'obbligo di festeggiare la "Sacra famiglia" a porte aperte, il parente in carcere aveva però ottenuto di far effettuare i "festeggiamenti" a porte chiuse. Pur nella disgrazia, nella sua dignità non volle che i suoi familiari mostrassero agli altri il volto della povertà. Tutte le cibarie rimaste di quella festa, e molto altro di più, furono consegnati a quella famiglia, che trovò così di che sfamarsi per i giorni e giorni successivi. Credo anche che quella piccola comunità, che aveva aiutato nell'allestimento di quella festa, si sia poi presa in carico di assistere quei bambini: affinchè le colpe dei padri non ricadano sui figli.
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Questo è il mio modesto contributo alla festa che anche quest'anno si sta svolgendo in quel paese. A quelle famiglie in festa, padroni di casa, vicini che collaborano, e ospiti, porgo i miei più sentiti auguri per una buona riuscita.
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La foto sopra è tratta dal sito http://www.touribleo.com/tour/

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