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mercoledì, marzo 20, 2013

I Marshallini

 
Nel paese di Bengodi e del pifferaio magico successe che qualcuno una mattina si svegliò e cominciò a studiare una formula sul come sarebbe stato possibile abbattere il debito pubblico del suo paese, che era diventato una enormità. Pensò ai due filoni principali sui quali si sarebbe potuto intervenire, attingendovi veramente qualcosa: la corruzione, che aveva fatto lievitare il costo della spesa pubblica, e l'evasione fiscale e contributiva. Prese carta e penna, e fece dei calcoli approssimativi. Pervenne ad alcuni risultati, fece la media e la moltiplicò per un certo algoritmo che da grande esperto aveva studiato. Pervenne a numeri incredibilmente grandi. Eureka! pensò, erano numeri che misuravano il costo della corruzione e dell'evasione del suo paese: circa 120 miliardi per la voce corruzione e circa 180 miliardi per la voce evasione fiscale e contributiva, in totale 300 miliardi. Toh, esclamò, in 7 anni sarebbe possibile azzerare il debito pubblico. Convinto della bontà della sua idea e della sua formula, ne divulgò i risultati attraverso i soliti mezzi di comunicazione di massa, che lo stettero ad ascoltare e credettero in quei dati, come fossero calati dall'alto, e quindi inoppugnabili. Qualche "scaltro" ed "intelligente" politico intuì la bontà dell'idea, la portò al partito, il quale se ne appropriò, facendone il suo cavallo di battaglia per le imminenti elezioni politiche. Pensò il capo: "toh, se qualcuno scova corruttori ed evasori, siamo a cavallo, il debito pubblico è sistemato, e così potremo vivere tutti tranquilli, felici e contenti. I politicanti scaltri diffusero l'idea e le cifre, e il gioco fu fatto. Attraverso il voto, conquistarono masse di elettori, attratti dalla lieta prospettiva. Ma, ahimè, purtroppo gli uni e gli altri non avevano fatto conto che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, e che non bisogna dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Bisogna sempre dar retta alla saggezza racchiusa nei proverbi, che, per quanto antichi, insegnano sempre il modo per saper condurre un'esistenza. A molti invece sembrano cose desuete e superate da mettere in soffitta.
E così, m'è capitato di vedere, nei recenti talk show televisivi, una faccia per me nuova, diversa dal solito, ma sempre quella; e sempre, in ogni sua comparsata televisiva, m'era parso non vedesse l'ora di tirar fuori dal suo cilindro una sorta di frase magica, ad effetto, "che il ventennio passato, soprattutto per il periodo in cui ha governato Berlusconi, è stato un incubo che spera non si ripeta più". Ma parte male il poveretto: "che provi il prossimo, poi mi saprà dire". Per lui è tutta colpa di Berlusconi se il debito pubbico è arrivato dov'è arrivato. Soltanto mi chiedo dove ha vissuto in questi vent'anni, lui che ha fatto il giornalista in varie testate, approdando da ultimo in  un quotidiano on-line. Guarda caso, dal nome e dallo stile sembra quasi uno di quelli che nel 2006 interveniva con commenti al fulmicotone nei post di Sarcastycon e di Siro, ma poi, visto che non c'era più trippa per i suoi denti, era sparito senza lasciar traccia. 
 
Vi è un altro proverbio, una morale che si potrebbe trarre da questa favola: "chi vive sperando ...   

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