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domenica, marzo 04, 2012

La mia terra


Villa Crivelli Pusterla - Limbiate. Dal sito Lombardia Beni Culturali

Dal capitolo IV del romanzo storico Margherita Pusterla - di Cesare Cantù
A chi esce da quella porta verso Como (Porta Comasina), dopo corse dieci miglia, tra Boisio (Bovisio Masciago) e Limbiate, s'affaccia sulla mancina un vago palazzetto, a cui la lieta situazione fece dar il nome di Montebello (ora Mombello). Sta sul colmo d'un poggetto, ultimo ondeggiamento del terreno, che, via via digradando dopo le altissime vette delle Alpi, qui viene a perdersi nell'interminabile pianura lombarda. Di lassù spazia lo sguardo sopra le feconde campagne del milanese, da cui sorgono tratto tratto casali, grosse terre, borgate, e più in là la metropoli dell'Insubria, colla meravigliosa mole del Duomo, monumento dell'originalità e della potenza dei tempi robusti e credenti; dall'altra parte vagheggia un cerchio di colline, poi di superbe montagne, che a mattino e a tramontana limitano l'orizzonte, varie di forma, di altezza, di tinte, alcune verdeggianti e coltivate a frumento e a vigne, altre non vestite che di boscaglie, altre infine spogliate e squallide siccome la vecchiaia dell'uomo, che male trascorse la sua gioventù.
Quel palagio, come ora è, fu rifabbricato dai signori Crivelli nel secolo scorso; negli ultimi anni del quale venne in celebrità, allorquando il giovane Bonaparte, scese, a nome della repubblica francese a render serva la Lombardia col titolo di liberarla, colà si piacque di porre alcun tempo il suo quartier generale. Ivi, attorno al giovane eroe, figlio della libertà, e che credevano intento a dispensarla, mentre non mirava che a farsene erede, accorrevano a portare servilissimi omaggi i deputati delle improvvisate repubbliche d'Italia, alle quali la prepotenza militare avea diminuito il numero delle azioni libere, cresciuto quello delle obbligatorie, concesso licenza di pagare assai più, e di piantar sulle piazze un grand'albero, intorno a cui far gazzarre e risa e balli e canti, finchè a qualche burbanzoso uffiziale non piacesse intimare silenzio. Di tali dimostrazioni rideva il Bonaparte in questa villa; rideva della sincerità de' pochi; e giovavasi dell'astuzia dei più: ed intanto preparavasi a mercatare Venezia ed a spianare a se medesimo la via di salire ad un trono, innalzatogli da coloro che dianzi, coll'abbatterne un altro, avevano proclamato al mondo lo sterminio dei regnanti e l'era della libertà e dell'eguaglianza, - non però della giustizia.


Napoleone Bonaparte - dal sito Margherita Campaniolo

            

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