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domenica, febbraio 19, 2012

Archeologia a Villa Monastero



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Il nome ricorda l'origine della villa: un antico monastero di suore cistercensi soppresso nel 1567 e acquistato due anni dopo da Paolo Mornico di Cortenova in Valsassina. Fu Lelio, figlio dell'acquirente, a trasformare agli inizi del Seicento il convento in una signorile residenza, che rimase proprietà della famiglia Mornico fino a metà dell'Ottocento.
Ampie trasformazioni dell'architettura e del parco furono apportate dai successivi proprietari, in particolare dal tedesco Walter Kees, che l'acquistò alla fine dell'Ottocento, e da Marco De Marchi, che ne entrò in possesso nel 1925 dopo la confisca avvenuta durante la prima guerra mondiale.

(Tratto dal libro "Ville e giardini del Lago di Como" Enzo Pifferi Editore).
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Gli anni '60 furono un periodo assai fertile per l'archeologia lariana. Nella splendida cornice di Villa Monastero a Varenna, si tennero infatti una serie di convegni per fare di volta in volta il punto della situazione. Di quelle riunioni furono registrati gli atti confluiti poi in volumi a stampa, sicuramente ancor oggi pietre miliari per i pionieri dell'archeologia. Ho passato l'estate del 2010 su uno di quei volumi dedicato alle Fortificazioni del Lario, e alcuni dei pezzi che mi avevano attirato maggiormente li ho poi riassunti nei post Musso e il Medeghino e Forte Fuentes

Non sono studioso di archeologia in senso lato, però mi ha sempre affascinato il piacere della scoperta. Negli anni in cui si svolgevano quella serie di convegni a Villa Monastero, io ero intento a leggere il libro La scoperta di Troia, scritta dallo stesso archeologo Heinrich Schliemann.



Più tardi mi venne la passione per la civiltà Egizia dei Faraoni, ma questa è un'altra storia, riscandagliata nel più recente passato assieme a Marcello  .

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