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domenica, marzo 13, 2011

Il Secolo dei Genovesi

Genova, Palazzo del Principe - secolo XVI: da Wikipedia

Nel periodo intercorso tra le sue due permanenze a Palermo, il nostro personaggio misterioso (**) visse a Genova per trentacinque anni, tra il 1580 e il 1615. Per me, che ho visto Genova solamente di passaggio, quando andavo a Savona e ad Albisola per vacanze, oppure quando ci passavo col treno per andare a Loano, leggere di questo fastoso periodo storico di Genova è stata per me una scoperta fantastica. E pensare che da giovane, alcuni dei ragazzi della mia compagnia eran capaci di partire da Milano in una sera qualunque di settimana, per andare a bere un caffè a Genova, ad imitazione di quanto facevano alcuni più grandi d'età. Oggi mi pento amaramente di non essermi mai fatto convincere ad aggregarmi a loro.
Per bellezza e ricchezza di contenuti, e per le emozioni che ha saputo suscitarmi il brano, lo trascrivo integralmente, dalla pagina 183 e seguenti dell'ormai famoso libro di Daniela Pizzagalli, La Signora della Pittura.
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"Trasferendosi dalla Sicilia in Liguria, il personaggio misterioso della nostra storia (*) non usciva sostanzialmente dal sistema politico instaurato in Italia dall'impero spagnolo. Con uno statuto del 1528 Genova si era costituita in repubblica oligarchica, controllata da Andrea Doria, principe occulto che, pur non assumendo ufficialmente il potere, aveva pilotato una clamorosa inversione di tendenza, abbandonando l'alleanza francese per fiancheggiare la Spagna e ottenendo in cambio da Carlo V il riconoscimento contrattuale dell'indipendenza della città.

La realistica opzione del Doria per il prevedibile vincitore dell'interminabile guerra europea rispondeva anche a considerazioni economiche: avendo l'avanzata ottomana creato difficoltà alle rotte commerciali d'Oriente, gli interessi genovesi dovevano orientarsi verso i nuovi mercati atlantici, aperti grazie a Colombo e ai suoi finanziatori, i sovrani spagnoli.

I patrimoni accumulati con i traffici intercontinentali furono impiegati soprattutto per sovvenzionare la macchina militare asburgica su cui Genova aveva puntato, arrivando a un regime quasi monopolistico dell'alta finanza, tanto che correva il detto: "L'oro e l'argento americani nascono oltre oceano, muoiono in Spagna e sono sepolti a Genova": Ed è chiamato "secolo dei genovesi" il periodo tra il 1528 e i primi decenni del Seicento.
La preminenza dei banchieri suscitava polemiche tra la popolazione, perchè si addossava loro la colpa dell'aumentato costo del denaro, con la conseguente crisi delle imprese artigianali, nonchè della decadenza dei traffici mercantili. In realtà, l'arricchimento della classe egemone non incrementava i commerci perchè era in atto quella trasformazione della società che distaccava l'aristocrazia dalle attività imprenditoriali, orientandola agli investimenti fondiari: poichè i titoli nobiliari erano legati al possesso della terra, si acquistavano feudi. Ma la rifeudalizzazione non era affatto remunerativa in Liguria, dove la terra era poco propizia all'agricoltura.
Le diverse concezioni di nobiltà, tra un patriziato ancora propenso alla mercatura e più aperto alla parità civile, e posizioni signorili fortemente gerarchizzate, si riflettevano anche sugli stili di vita: in città cominciarono a sorgere - immobilizzando immensi capitali - palazzi privati paragonabili a dimore di principi, una tendenza che impresse una svolta anche in campo artistico, con l'importazione di architetti in grado di disegnare il nuovo fastoso volto di Genova.
Anticamente l'abitato si era sviluppato ad anfiteatro attorno al porto e le prime dimore patrizie, in epoca medioevale, si allineavano lungo le strade confluenti al mare; ma la spinta rinnovatrice della metà del Cinquecento impose rettifiche al tracciato urbano, aprendo la Strada Nuova, (oggi Via Garibaldi) che avviò lo spostamento delle case dell'aristocrazia fuori dalle strettoie del tessuto medioevale. La domanda di più adeguati spazi residenziali, proveniente dalle maggiori famiglie, segnalava tangibilmente il progressivo allontanamento della classe dominante dalla vita del mare.
Strada Nuova, priva di ogni funzione viaria se non quella di dare accesso alle residenze aristocratiche, venne tracciata delimitando a nord il denso agglomerato cittadino, con andamento parallelo alla costa. Grimaldi, Pallavicini, Spinola e Doria furono i titolari dei primi palazzi di quel quartiere esclusivo, che costituiva una soluzione inedita nell'urbanistica italiana del tempo.
Nel clima concorrenziale instaurato dall'asta pubblica dei lotti, i nobili committenti e i loro architetti ingaggiarono un'ardua sfida su terreni contrapposti, il cui andamento in declivio imponeva la creazione di un linguaggio originale per scalare i dislivelli attraverso spazi continui, dalla strada alle logge e ai terrazzi pensili, in uno sfoggio creativo che inaugurava la stagione più esaltante dell'architettura genovese.
Determinante fu l'arrivo in città dell'architetto perugino Galeazzo Alessi, che vi lavorò dal 1548 al 1570, chiamato da Roma dove era stato aiuto del Sangallo. Massimo esponente del rinnovamento urbanistico, fu il creatore del palazzo cittadino genovese, derivato dalla maniera michelangiolesca, caratterizzato da facciate tripartite, dove le finestre assumono una funzione coordinativa, con il centro rientrante in cui s'incava sovente una loggia.
Sullo stesso stile classicista ideò anche il modello della villa suburbana, ma senza cortile interno, perchè preferì creare uno spazio antistante con l'avanzamento delle ali laterali. Questi luoghi di delizie ideati dall'Alessi e dai suoi abili interpreti locali si disposero in schiere monumentali lungo la costa o sul mosso paesaggio delle colline retrostanti. Gli interni, affacciati su giardini sorprendenti per la fantasia della decorazione vegetale e dei meccanismi idraulici, illustravano con stucchi e cicli affrescati i fasti di una società che cominciava a essere sensibile all'autocelebrazione, soprattutto nella fascia della nobiltà "nuova", desiderosa di far dimenticare le origini mercantili.
Tra gli interpreti di questa fioritura artistica spiccavano i pittori Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco e Luca Cambiaso, antesignani della grande stagione barocca dell'affresco genovese: quest'ultimo figura tra gli interlocutori di (*), giunta a Genova in uno stimolante clima di rinnovamento."

Nota
Poichè sento d'aver commesso qualche errore nel linkare personaggi che forse non coincidono col testo della Pizzagalli, in particolare per quanto riguarda i Sangallo, visto che la dinastia comprende parecchie personalità, sarei grato a qualche blogger di comunicarmi gli eventuali svarioni.

Post correlato: Anche i ricchi servono
Link:
Rolli di Genova (con elenco dei ricchi palazzi genovesi, Patrimonio dell'Umanità)

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