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venerdì, dicembre 03, 2010

L'arte del governare

Le pagine del saggio La Signora di Milano - Vita e passioni di Bianca Maria Visconti, di Daniela Pizzagalli (BUR Rizzoli), contengono un trattato di alta teologia applicabile ai governanti di ogni genere e di ogni tempo, che trascrivo integralmente.


Filippo Maria Visconti, angosciato per l'invadenza veneziana e prostrato fisicamente dall'aggravarsi dei suoi malanni, sentendosi vicino alla fine cominciò a temere per la salvezza dell'anima. Il 9 maggio 1446 scriveva al frate domenicano Guglielmo Lampugnani, suo cappellano, incaricandolo di radunare sei eminenti teologi per sottoporre al loro giudizio uno scrupolo che tormentava la sua coscienza: "A noi occorre alcuna volta alla mente un pensiero: ci pare difficile cosa e quasi impossibile che un signore temporale si possa salvare appresso Iddio" . I governanti gravano di tasse i sudditi, diceva in sostanza il duca, impadronendosi dei beni degli orfani, delle vedove, dei poveri, delle chiese, ed è impossibile restituire il mal tolto perchè occorerebbero tesori infiniti.


L'illustre commissione redasse un documento latino in risposta, zeppo di citazioni dai Padri della Chiesa, dai Codici e dalle Decretali, accompagnato da un breve riassunto in volgare, una sorta di trattatello sul buon governo che affermava: se non è lecito a un signore esigere dazi e gabelle in misura da eccedere le consuetudini, è pur accettabile che vi ricorra in caso di ineluttabile necessità, come sarebbe la difesa dello Stato dai nemici. Si tratta quindi di stabilire se una guerra è giusta o ingiusta. Nel primo caso si possono gravare i sudditi di imposte, ma essi debbono però essere difesi dai soprusi e dalle violenze dell'esercito; in caso contrario, il principe è responsabile e deve risarcire chi è stato danneggiato. Se non ha la possibilità di arrivare alle vittime, distribuirà ai poveri le somme destinate al risarcimento, secondo il consiglio del vescovo o del papa.

La parte conclusiva del discorso esaminava il comportamento di Filippo Maria, definito un principe liberale nelle elemosine e nient'affatto proclive a esagerare con le tasse, che era obbligato a imporre per le necessità belliche; d'altra parte era impossibilitato a un'integrale restituzione perchè non avrebbe più avuto fondi per l'esercito, indispensabile alla stabilità dello Stato. Per assicurare la sua salvezza eterna sarebbe bastato pentirsi degli abusi passati e non ricaderci, frenare le spese superflue e difendere la morale, punendo le bestemmie e il lusso sfrenato delle donne; vigilare sulla correttezza dei pubblici funzionari e favorire una riforma dell'amministrazione e dei costumi di chiese e monasteri. Infine avrebbe dovuto pensare alla sua successione, in modo che lo Stato potesse continuare a vivere tranquillo, prospero e rispettato.

Immagini da Wikipedia

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