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giovedì, novembre 11, 2010

Correggio agli inizi del '500

Nota introduttiva
Il post è tratto integralmente dal libro/saggio di Daniela Pizzagalli: La Signora della Poesia - Rizzoli, prima edizione novembre 2004.

Correggio era un borgo agricolo dalla lunga storia, di origine longobarda, il nome comparve per la prima volta in un documento del 946. Mezzo secolo dopo, nel 1009, il cognome Correggio designava già la famiglia dominante, che avrebbe signoreggiato ininterrottamente su quel territorio per quasi sette secoli. Emersi da una delle famiglie dei vassalli canossiani, i Correggio avevano orientato la loro politica mirando alla costituzione di uno Stato influente nella pianura tra Enza e Secchia. Pur atteggiandosi a una certa autonomia,erano anche alla ricerca di un titolo di legittimità che offrisse maggiore sicurezza e stabilità: l'ottennero nel 1452 dall'imperatore Federico III, che rilasciò l'ambito diploma d'investitura con cui Correggio veniva elevata al rango di contea nobile dipendente direttamente dall'impero.Per evitare liti e lotte di successione i Correggio, assunti al titolo di conti, con una complicata regolamentazione detta "Transazione giurata" stabilirono che la signoria fosse da considerarsi proprietà comune e inalienabile e che al governo presiedesse il più anziano, in funzione di rappresentanza.

Agli inizi del '500, percorrendo la strada che da Brescia portava a Correggio, si sarebbe visto sfilare il florido paesaggio padano, dove si alternavano poderi trafilati di alberi e rigogliose vigne. Nel Correggese la coltivazione della vite era molto sviluppata, anche perchè, trattandosi di terreni in cui il ristagno rendeva spesso l'acqua invivibile, tutta la popolazione, compresi i contadini, si dissetava con il vino. Fiorenti poi le colture del prato, del grano, della canapa, del lino, del girasole e dei legumi. Pochi i bovini, più che altro per l'aratura e scarsissima la produzione di latte. Accanto alle zone più fertili non mancavano i terreni acquitrinosi, che però stavano riducendosi: nella seconda metà del Quattrocento, infatti, lo sviluppo demografico del paese aveva spinto a iniziare opere di bonifica e prosciugamento mediante canalizzazione o colmata artificiale. Tale processo, assecondato anche attraverso la cessione in affitto di zone vallive e boschive affinchè fossero coltivate, si accompagnava a una politica indirizzata a incoraggiare la formazione della piccola proprietà agraria e la trasformazione della grande. Grazie a questo sviluppo e agli investimenti dei principi e della nobiltà locale, vaste zone incolte situate ai confini con Carpi, Mantova e Parma erano state disboscate, bonificate e concesse in affitto o a mezzadria.

Scorrendo quella strada ad un certo punto si scorgevano in lontananza le mura di Correggio, all'interno delle quali spuntavano, tra case basse e modeste, la chiesa e la torre campanaria di San Francesco e la rocca di Castelvecchio con le sue torri. La piccola capitale era un borgo fortificato, che nella sua espansione stava distribuendosi attorno a tre nuclei urbani: colmati, in parte, i fossati interni, il primitivo abitato di Castelvecchio si era collegato con Borgovecchio e Borgonuovo.
Castelvecchio, espressione del potere signorile, costituiva il baricentro della città nel cui invaso, rappresentato dalla piazza più antica, prospettavano il castello, la rocca, i palazzi nobiliari. Nel secondo nucleo, Borgovecchio, insediatosi fuori dall'area del castello fin dal XII secolo, erano andati a stabilirsi gli artigiani con le loro botteghe e i mercanti. Il terzo nucleo, Borgonuovo, si era raccolto a partire dall'inizio del Quattrocento intorno al fulcro religioso della chiesa e del convento di San Francesco, ed era stato proprio il suo sviluppo, con nuove botteghe e attività terziarie, a segnare il progresso demografico ed economico. Ai primi del Cinquecento in città si contavano all'incirca mille famiglie, che campavano su attività artigianali prevalentemente legate alla trasformazione dei prodotti agricoli o comunque sussidiarie all'agricoltura.I tre nuclei cittadini, pur essendo sorti in tempi diversi e configurati come entità distinte e separate da fosse di difesa, nel 1459 erano stati circondati da una nuova e ampia cinta di mura che conferiva all'abitato un carattere unitario, in linea con la cultura delle "addizioni" iniziata a Ferrara sotto il duca Ercole I d'Este e il suo architetto Biagio Rossetti.

Proprio Rossetti era stato chiamato a Correggio per una serie di provvedimenti urbanistici, che comprendevano l'apertura di piazza Castello in direzione di Borgovecchio e Borgonuovo e la sistemazione di una trama equilibrata di piazze e strade con collegamenti porticati. A interpellare l'innovativo architetto era stata la vedova di Borso da Correggio, Francesca di Brandeburgo, che gli aveva affidato la costruzione del famoso palazzo dei Principi, ultimato nel 1507.

Altri importanti edifici erano sorti per iniziativa del più eminente personaggio del casato, Niccolò da Correggio (detto Postumo, perchè nato dopo la morte del padre): affermato poeta, esperto d'arte ma anche prode cavaliere e giostratore, era stato uno dei simboli della poliedrica civiltà rinascimentale. Estense da parte di madre, disputato tra le corti di Milano, Ferrara e Mantova, aveva svolto un impareggiabile ruolo di mediatore culturale, contribuendo fra l'altro al primato del teatro ferrarese con il suo "Cefalo", la prima opera teatrale in volgare ispirata alla vita cortigiana: aveva portato a Correggio il soffio della cultura rinascimentale. Come tutti i nobili, abitava in Castelvecchio, dove nel 1496 aveva edificato un palazzo di straordinaria eleganza, e inoltre fuori dalla cinta delle mura aveva fatto costruire la chiesa e il convento dei domenicani e il vasto e splendido "Casino delle delizie", che si favoleggiava avesse una stanza per ogni giorno dell'anno.

Foto: Correggio, Palazzo dei Principi: dal sito del Comune di Correggio
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16 Comments:

  • Marshall
    Su questa storia di Correggio come feudo, non sapevo pressochè niente.
    Conoscevo solo il pittore Antonio Allegri detto il Correggio perchè nato in questa località.
    Grazie al tuo post ho imparato qualcosa di nuovo perchè queste realtà locali sfuggono ai testi normalmente usati.E' ben complicata la storia d'Italia.
    ciao
    Sarc

    OT
    quello che volevi e spero che ti piaccia lo trovi sul blog

    By Anonymous sarcastycon, at 12 novembre 2010 20:50  

  • Grazie Sarc.,
    purtroppo non è farina del mio sacco, come vorrei fosse. E' bensì di una straordinaria scrittrice di saggi storici, tutti ambientati in Lombardia e Pianura Padana, Daniela Pizzagalli che ho conosciuto per un puro caso dovuto alla mia incessante curiosità.
    Grazie alla quale, ed ai piaceri che può dare lo scoprire, ho recepito che l'Italia è il Paese delle mille e mille meraviglie, primo al mondo in questo campo. E non è esagerazione, credimi!
    Per l'OT poi passo, come è mio solito fare.
    Ecco perchè ci tengo e ci teniamo molto, sia io che te, alla salvezza di questo paese straordinario.

    By Blogger marshall, at 12 novembre 2010 23:11  

  • Nel 946, ai tempi del Sacro Romano Impero, imperatori erano la dinastia degli Ottone di Sassonia, sotto i quali vennero edificati numerosi castelli in quella che sarebbe divenuta l'Italia di oggi. Gran parte di quei castelli furono eretti sul tracciato che dall'Alto Lario arriva a Roma, passando per l'Emilia, dove appunto si trova Correggio, e più sotto la Toscana.

    By Blogger marshall, at 13 novembre 2010 09:43  

  • Marshall
    Se mi permetti un commento un po’ OT, ma sempre collegato all’argomento del post.
    E’ una storia comune a molte località e pertanto può valere come esempio a conferma di quanto detto nel tuo post.
    Gli Ottone, imperatori del Sacro Romano Impero, sono scesi in Italia diverse volte sul finire del primo millennio, in quanto paese strategico,per l’impero, data la presenza invadente del papato radicato sul territorio con chiese e soprattutto conventi ed abbazie. Cercarono di costituire dei feudi a loro fedeli che saranno poi i ghibellini in contrapposizione ai guelfi sostenitori del papato. Accadde che nella zona di Castiglion Fiorentino (attualmente in provincia di Arezzo) in località Mammi venisse costruito un castello a difesa e controllo di quella via che, iniziando da Arezzo, conduceva sulla riva del lago Trasimeno e, attraversando le località di Tuoro e Passignano,oggi provincia di Perugia, giungeva in questa città.
    Era una strada importante perché era una variante a quella che collegava Firenze con Perugia e Roma.
    Pertanto Il Granconte Ugo su ordine probabilmente di Ottone I o, secondo altre datazioni, di Ottone II
    costituì la contea di Mammi, estesa fino a Tuoro e Passignano. E da allora, per molti secoli fino ai giorni nostri ossia fino all’anno 1953 si è tramandato il titolo di conti di Mammi. Essendo, l’ultimo conte morto senza eredi maschi, la dinastia si è praticamente estinta.
    Per chi volesse leggere qualcosa in più, al post
    http://narrare-dimammi.blogspot.com/2010/11/un-frate-un-re-ed-una-croce-santa.html
    può trovare un episodio relativo ad un illustre personaggio di questa famiglia.
    La storia è vera solo il viaggio da Parigi a Castiglion Fiorentino è romanzato tenendo conto degli usi e costumi del tempo in cui si è svolto (1270).
    Ciao e scusa la lunghezza

    By Anonymous Marcello di Mammi, at 13 novembre 2010 17:49  

  • Marcello,
    ho visto la storia molto bella, e in certo senso toccante, di Fra Mansueto che ci proponi.
    Per lunghezza, a me sembra più un racconto che un post. Vado a leggere e poi commento qua.
    Grazie, ciao.

    By Blogger marshall, at 13 novembre 2010 21:40  

  • Ho notato nella didascalia "Rovine del Castello di Mammi". Suppongo appartenga ad una dinastia di conti, dei quali tu porti il cognome. Scusa l'indiscrezione, E' casualità e omonimia, oppure...?
    Oltretutto vedo che le rovine sono ancora ben conservate; certamente meglio che quelle di Forte Fuentes, delle quali ho narrato la storia. Quel castello avrebbe ora più di mille anni? E' iscritto nel registro dei Castelli d'Ialia? Si sta facendo qualcosa per recuperarlo o salvarlo? Esistono in Google immagini altre foto? O ne hai tu delle altre?
    Ciao.

    By Blogger marshall, at 13 novembre 2010 22:07  

  • Qui il link di Un frate un Re ed una croce santa di cui all'ultimo commento di Marcello di Mammi.

    By Blogger marshall, at 13 novembre 2010 22:24  

  • Marshall
    sono andato su Google earth è ho trovato una foto migliore della mia che avevo scattato a ben 25 anni fa e così l'ho sostituita nel post.
    Come ho detto prima l'ultimo conte di Mammi è morto nel 1953 senza figli maschi e il titolo non può essere trasmesso in linea femminile, cioè a una sorella o ai discendenti di questa.

    di Mammi non è un cognome ma solo il nome della contea che veniva aggiunto al cognome.
    Per il resto nn so che dirti a parte il fatto che il castello ha più di mille anni,l'ultima volta che ci sono passato è stato 25 anni fa in viaggio di nozze.
    pensa un po' te!!
    ciao

    By Anonymous Marcello di Mammi, at 14 novembre 2010 00:34  

  • Marshall
    in pvt ti ho mandato delle fotocopie di libri che parlano di questa famiglia.
    Ciao

    By Anonymous Marcello di Mammi, at 14 novembre 2010 00:37  

  • Marcello,
    ho visto il cambio di foto, relativamente al tuo post sul Castello di Di Mammi.
    Avendo letto la storia di altri castelli, e le foto di alcuni di loro che sono ridotti a ruderi, ma che sono comunque stati posti sotto la tutela dell'Intendenza delle Belle Arti, se non addirittura diventati comunque Patrimonio Nazionale, mi chiedo se anche il Castello di Di Mammi, del quale tu sei profondo conoscitore, non abbia anch'esso le caratteristiche prerogative per poter appartenere a tale categoria di castelli; ed avere quindi un suo ben specificato circuito turistico. Visto che, oltretutto, si trova su una delle diramazioni della rotta storica della VIA FRANCIGENA; della quale studiosi, ricercatori, autorità competenti si stanno sempre più interessando e occupando, sia a livello nazionale, che europeo e mondiale. Se non erro, tra l'altro, la VIA FRANCIGENA è o lo diverrà presto Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
    E la storia della Via Francigena, a quel che ne sò io, è senzaltro incommensubabilmente superiore a quella avuta nel tempo dal Sentiero del Viandante che da Lecco portava a Colico del quale, invece, le PROLOCO di tutti i paesi e borghi del LUNGOLAGO DI COMO ORIENTALE si stanno interessando ed occupando via via sempre più.
    Ciao. Mi concedo una pausa di riflessione.

    By Blogger marshall, at 14 novembre 2010 10:15  

  • Marshall
    Oggi casualmente mi è capitato tra le mani un giornale locale, dove si parla lungamente della "Via Romea di Stade" in pratica un'alternativa alla Francigena, che viene dal Nordeuropa: Stade è vicino alla Danimarca.La romerstrasse, come la chiamano i tedesci,traversa la Germania, passa da Brunico e scende in val padana fino a Rovigo, poi prosegue per Bagno di romagna e traversa l'appennino tosco emiliano passa per La Verna , Arezzo ,Perugia per arrivare a a Roma.
    E'un percorso interessante.
    ciao

    By Anonymous Marcello di Mammi, at 14 novembre 2010 21:18  

  • Marshall
    dimenticavo queste notizie sono desunte da testi latini del 1230, conservati ad Hannover.
    Cmq esistono antiche traccie di questa strada sia in Emilia che in Toscana e se ne può percorrere alcuni km
    ciao

    By Anonymous Marcello di Mammi, at 14 novembre 2010 21:22  

  • Marcello,
    per me tocchi il tasto della nostalgia, parlandomi della Via Romea. L'ho percorsa varie volte quando, durante una vacanza a Rosolina Mare, facemmo un salto a Chioggia e poi a Venezia, e, andando verso sud, arrivammo all'Abbazia di Pomposa, col suo alto/alto e antico campanile. In quel tratto di strada verso l'Abbazia e nel prato a piazzale antistante l'Abbazia stessa era come si respirasse tutta l'aria dell'antico, di quell'antica Via Romea.
    Gran bei ricordi!
    Ciao, prima che esplodo in lacrime.

    By Blogger marshall, at 14 novembre 2010 22:45  

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