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domenica, dicembre 28, 2008

Viaggio in Sicilia (quarta parte)

Natale 1980, eravamo a Catania, quella mattina. Il sole sfavillante e il cielo terso: sarebbe stata una gran bella giornata.
Ci avviammo frettosolamente verso il luogo d'appuntamento, ma una piccola deviazione me la volli concedere, prima di indirizzarmi verso la Strada Statale 417, più popolarmente nota come Strada ad Alto Scorrimento Catania-Gela.
Volevo passare davanti al Teatro Massimo "V.Bellini".

Vincenzo Bellini, catanese, è stato uno dei forse dieci più grandi musicisti, che hanno reso immortale l'opera lirica italiana nel mondo. Nelle sue opere, c'è molto della sua terra: ha inserito brani dell'antico folklore siciliano, trasformandoli in sinfonie, melodie ed arie di incomparabili bellezza. Ne è esempio eloquente la sinfonia d'apertura di Norma, poi richiamata varie volte, nel corso di svolgimento dell'opera.
Avanzavo ed ammiravo la struttura cittadina, ma con una certa circospezione. Sentivo uno strano disagio. Non era più come l'aria di "casa mia", l'aria della Milano operosa. Quella stessa aria che aveva respirato anche Catania negli anni '60, e in quasi tutti i '70. Non era più la Milano del Sud. Definizione che era stata coniata per lei, a motivo dell'operosità "onesta" della città. Ora, la Piovra aveva allungato i suoi tentacoli anche da quelle parti, ed aveva infranto il sogno di tanti miei connazionali, i quali avevano tanto sperato nella "rinascita" siciliana, operabile attraverso il possibile contagio del "buon esempio" che le sarebbe potuto venire dai catanesi. Purtroppo, non era stato così: ce lo ha insegnato la storia degli ultimi trent'anni. E ora, si spera tanto nel possibile mutamento "d'abitudini" degli isolani.
Imboccai finalmente quel tratto di Strada Statale, e, di mano in mano che ci allontanavamo dalla città, l'aria ci diventava meno greve: c'inoltravamo verso la provincia babba, quella di Ragusa.

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