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sabato, dicembre 27, 2008

Viaggio in Sicilia (seconda parte)

Quella volta, il Natale era venuto di giovedì, come quest'anno: era il 1980. I cinque ponti infrasettimanali, con le due feste più importanti, Natale e Capodanno, che cadevano a metà settimana e l'Epifania, di martedì, ci avevano consentito di realizzare quel suo sogno, senza intralciare più di tanto l'attività lavorativa di équipe: lei, collaboratrice nella sua azienda di famiglia; io, produttore per una nota Cartiera.

I preparativi per la casa andavano a rilento e un imprevisto ci costrinse a rinviare di due giorni l'inizio di quel viaggio. Lunedì 22 sarebbe stata necessaria la mia presenza in "cantiere"; lo slittamento mi obbligò così a cancellare la tappa di Firenze, a cui avrei tenuto moltissimo. Lei non ne fù contrariata, perchè a Firenze c'era già stata.

Alle 15 di martedì 23 varcammo il casello di Melegnano. La giornata era splendida, come quella che c'è oggi, qui a Milano. Ero alla guida di un'Alfa Romeo "Giulietta 1600", in "perfetto assetto di guida", avuta in prestito. Per me, che fino a un'ora prima ero stato abituato a condurre una Fiat 127 e, prima ancora, ero stato possessore di due Fiat 500, non avrei abbastanza parole adatte per descrivere i pregi di quella favolosa (a dir poco) macchina Alfa Romeo. Maneggevolezza ed elasticità e sicurezza di guida, che, secondo il mio parere da "profano", sono ancor oggi ineguagliabili da un qualsiasi modello in commercio. Fino a Bologna, non feci altro che decantarne i pregi.

In quelle condizioni di spirito e di "situazione generale" il viaggio si preannunciava sotto i migliori auspici. Sosta di qualche ora, tra Firenze e Roma, per essere alle sette dell'indomani mattina al Porto di Napoli, dove avevamo in programma il traghettamento per Palermo. Ma il viaggio, fin lì, era stato confortevole; non c'era neve o ghiaccio sulle strade, solo un pò di umido, che si sarebbe dissolto ai primi raggi del sole; la visibilità era ottima. Con pochi minuti di ragionamento scartammo la soluzione del Traghetto Tirrenia per Palermo e ci inoltrammo verso l'autostrada in direzione di Reggio Calabria. Aveva inizio un tratto di percorso che non era stato previsto, ma del quale non avrei dovuto perdere la possibilità per fare due soste: alla Certosa di Padula e, a Reggio, per ammirare cosa fosse quel chilometro più bello d'Italia decantato da Gabriele D'Annunzio.

La Certosa di Padula, in quel periodo, mi era parsa come in uno stato di pietoso abbandono. Da dietro le reti di protezione, avevamo scorto cumuli di macerie che sembravano abbandonate là. A dare speranza sulla sua rinascita, s'intravvedeva, però, un certo fervore per lavori di restauro che, forse, erano stati iniziati da poco tempo. Se dovessi tornare oggi sul posto, resterei senzaltro stupito nel vedere come quei lavori, che sembravano andare assai a rilento, hanno riportato fascino, poesia e pace e raccoglimento spirituale che erano propri di quella splendida, austera, rinomata località. Coloro che, del mio nord, ne avessero sentito parlare in termini appropriati, ne venivano attratti come una calamita. Era stato proprio il caso mio.

Per tappe forzate, perchè la stanchezza cominciava a farsi sentire, e al contrario della mia compagna di viaggio, che non vedeva l'ora d'arrivare alla sua terra natia, ripresi a malinquore il viaggio e, dopo aver percorso il lungo rettilineo sopraelevato dell'autostrada calabra, senza quasi accorgerci arrivammo in vista dello Stretto. C'era ancora un sole caldo, e, a segnalarci il suo approssimarsi, prima ancora della vista fu l'odorato: l'aria cominciava ad essere impregnata del "profumo di mare". Sorbendo i rimbrotti di colei che mi stava seduta di fianco, con la scusa di voler prendere un traghetto delle linee private, anzichè quello delle FF.SS, deviai, uscendo dall'autostrada per dirigermi verso il Lungomare di Reggio: avevo sentito parlare, con enfasi, del Chilometro più bello d'Italia. Non volevo perdermelo.

Erano circa le 17 della vigilia di Natale, c'era rimasta ormai poca luce, ma ne volli approfittare comunque, per ammirare la sponda siciliana, vista "dall'al di quà dello Stretto", anche se il motivo principale fu quello che ho detto. La definizione di chilometro più bello d'Italia fu coniata da Gabriele D'Annunzio durante una sua visita sul posto, dopo che quel tratto di lungomare era stato ricostruito, a quanto si diceva molto bello, in seguito al devastante terremoto del 1908.

Ma anche questo, al pari della Certosa di Padula, mi aveva fatto vedere segni di un certo decadimento, che non erano meritori di quella fama acquisita negli anni '20. E soltanto più tardi, in seguito ai lunghi e costosi lavori di completamento e ammodernamento, avvenuti dopo il 1980 - anno in cui sono avvenuti i fatti di cui scrivo - sarebbe venuto a splendere della bellezza di cui il turista attuale può godere.
Il lungomare reggino, ben più lungo dei mille metri ai quali ci fa pensare la definizione, è talmente bello che, nel 2005, l'organizzazione del Giro d'Italia, vi fece partire quell'edizione, mostrando così, al mondo intero, i lavori fatti per riportare ai fasti uno degli angoli d'Italia fra i più belli e suggestivi d'Europa.

(segue)



Le foto sono di proprietà Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Lungomare_Falcomat%C3%A0 , e Certosa di Padula, e verranno cancellate qualora ce ne proibisse l'uso. Sono attuali e, ad esempio il Lungomare, che vedete, non è come lo vidi il tardo pomeriggio del 24 dicembre1980.

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