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venerdì, aprile 26, 2013

Scoop e screditamenti alla Santoro

Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino. Ci sta proprio bene il noto proverbio in questa vicenda. Il protagonista è Michele Santoro, il sempre smanioso montatore di scoop ad ogni costo. Abituato, nei suoi talk show, a screditare chiunque non la pensi come lui, questa volta rischia di pagarla cara; e nel tribunale di Aosta, dove verrà processato il prossimo 27 giugno, non sarà il suo amico Antonio Ingroia a presiedere l'aula di tribunale, ma un altro giudice.  

False accuse in tv adesso Santoro rischia la condanna: "Concorso in diffamazione" 

«Il danno peggiore l'ha subito mio figlio, ancora più di me. Era un pilota promettente, selezionato per la nazionale di automobilismo al Gp, ma dopo quell'accusa sbattuta in prima serata sulla Rai, senza verifica...

Lo sponsor del suo team era pubblico, i Monopoli di Stato, e di fronte a quel sospetto, insinuato in tv, di aver preso una tangente, è chiaro che la carriera va in pezzi» racconta Mario Gatto, ex dirigente di Forza Italia in Piemonte, ora presidente dell'associazione Globoconsumatori. L'accusa era falsa, l'accusatore, Carmelo Tomasello, ex vicesindaco forzista di Legnano, è stato condannato per diffamazione nel maggio 2012, dal Tribunale di Aosta, a sei mesi di reclusione (pena sospesa) e 25mila euro di risarcimento per danno morale. E Michele Santoro, che ha mandato in onda quel servizio nel 2008, ad Annozero, è stato rinviato a giudizio per «concorso in diffamazione», sempre dal Tribunale di Aosta, decreto emesso tre giorni fa dal gup Marco Tornatore.
Nel servizio di Annozero l'ex vicesindaco fornì un piatto prelibato al menù serale di Santoro. Raccontò di aver girato parte di una mazzetta di 180mila euro (per questo è poi finito in carcere) al signor Gatto, che in cambio gli avrebbe procurato un appuntamento con l'allora ministro Claudio Scajola, uomo forte di Forza Italia nel Nord Ovest. Quei soldi dati a Gatto, spiegò l'ex vicesindaco ad Annozero, servivano a finanziare le gare automobilistiche del figlio di Gatto, pilota professionista. Un intreccio di soldi, corruzione e politica, con al centro Scajola. Un colpo da sparare in prima serata, come in effetti Santoro fece. Il servizio, peraltro, riesumava una storia già raccontata da Marco Travaglio, editorialista di Annozero, due anni prima, sull'Unità, dove riportavano le dichiarazioni di Tomasello, il quale «finanziava le gare automobilistiche del figlio di Gatto, che gli promise in cambio di lanciarlo nel firmamento parlamentare grazie alle sue entrature presso Dell'Utri, Pescante, Scajola. Infatti, intascati i primi 90mila euro, Gatto...» etc.
Una storia avvincente, con un unico problema: è falsa. «Dell'Utri non l'ho mai conosciuto, Pescante l'ho visto forse una volta come sottosegretario, Scajola sì lo conosco, e l'ho anche presentato a Tomasello, che allora era vicesindaco. Ma mai avrei chiesto un centesimo per farlo, né ho mai chiesto soldi per mio figlio, com'è stato dimostrato dai magistrati. È stata una accusa infamante, del tutto infondata - racconta Gatto, assistito dall'avvocato Andrea Serlenga del Foro di Torino - Quando vidi quel servizio ad Annozero rimasi basito, fecero parlare Tomasello, che tirava in ballo me, mio figlio e anche Scajola, senza il minimo contraddittorio, senza verifica alcuna. Ricordo che fui costretto a spegnere il cellulare per giorni. Può immaginare che problemi mi ha creato, come presidente di una associazione consumatori, essere considerato un corrotto...».
L'inizio del processo a carico di Santoro, come responsabile della testata Annozero, è previsto per il 27 giugno prossimo, la parola al giudice di Aosta, Davide Paladino (non all'amico Antonio Ingroia, trasferito proprio lì, ad Aosta, controvoglia, per decreto ministeriale, ma a fare il procuratore).

  

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