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sabato, ottobre 29, 2011

Cultura finanziaria 8

Ricordate ancora le adorate, poi, per molti, diventate odiate Cartelle Fondiarie CARIPLO (Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, ora Banca Intesa)? A qualcuno creò ricchezza inaspettata, alla gran parte dei sottoscrittori creò miseria. A molti, quelli che seppero cogliere l'occasione, consentì l'acquisto di una casa, ai sottoscrittori delle cartelle creò illusioni, ed in seguito amarezze. Erano state emesse con scadenze a lungo termine, ma con tassi elevati, per invogliarne la sottoscrizione: il doppio, il triplo, il quadruplo, a seconda della scadenza, rispetto a quanto avrebbero reso i soldi lasciati liberi sul conto corrente bancario. Ero ancora bambino, e ricordo il volto felice di coloro che le possedevano: era diventato uno status simbol. Erano gli anni '60 e chi ne aveva si gongolava nel sogno di un futuro radioso. Ma in quel decennio, l'inflazione era stata bassissima, credo sempre intorno al punto percentuale, tranne un'anno che fu addirittura negativa, e l'Italia vinse l'Oscar di moneta più forte e più stabile d'Europa. A fine decennio '60 il debito pubblico credo superasse di poco i 100.000 miliardi di Lire, o anche meno. Ma nel '68 era cominciata l'epoca delle grandi rivendicazioni sociali, con tanti scioperi a catena, indiscriminati che precipitarono l'Italia nel periodo più nero del dopoguerra: gli anni '70. L'inflazione, andata fuori controllo, cominciò a salire vertiginosamente; correva di pari passo con l'incremento dei salari, vanificando così il beneficio apportato dagli aumenti salariali stessi: chi prendeva 50.000 lire nel '65, alla fine degli anni'70 ne prendeva 500.000, a parità di età e di mansione: almeno 10 volte tanto.
Nel contempo stava iniziando la via crucis delle Cartelle Fondiarie CARIPLO. I primi che s'avvidero del pericolo, cominciarono a liberarsene, chiedendone il riscatto, che avveniva a fronte di una piccola penalizzazione. Penalizzazione che in seguito divenne via via crescente, fino ad arrivare al 65% di rimborso del nominale. Fu così che titoli, che fino a quel momento veleggiavano oltre i 100 su 100, ed erano praticamente introvabili, si riversarono in massa in cerca di riscatto. Fino a quel momento nessuno aveva osato venderli, credendo d'avere in mano le galline dalle uova d'oro. Da quel momento, invece, li riversarono in massa sul mercato facendone precipitare il prezzo.

Passando all'economia reale, nel frattempo stavano creandosi le condizioni per la sparizione dal mercato di grandi aziende internazionali, anche quotate in borsa, che negli anni del boom economico avevano contribuito all'assorbimento di masse sempre crescenti di lavoratori, provenienti da aree disagiate del paese. Per citare qualche nome: Motta, Alemagna, Innocenti, Autobianchi, Alfa Romeo, Cartiere Binda, Cartiere Donzelli; a seguire, poi, una lista lunghissima. E se andiamo a scoprirne le cause, non sbaglio dicendo che alla base di ognuna di queste storie di chiusura ci siano stati gli scioperi incontrollati, indiscriminati, e spesso pretestuosi.

Oggi si riparla di una eventuale riedizione dell'Autunno Caldo. Voglio sperare che la maggioranza della gente sia ora consapevole dei rischi cui andrebbero incontro i propri risparmi, tanti o pochi che siano. La storia del destino delle Cartelle Fondiarie Cariplo è lì a ricordarglielo. 

E in un prossimo post scriverò del nesso che vedo tra quanto è successo alle suddete Cartelle Cariplo, con l'eventuale destino dei nostri Titoli di Stato. 
    
Sopra una cartella Fondiaria del Monte dei Paschi di Siena - dal sito  Costiera on-line 

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