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martedì, settembre 14, 2010

"Viaggio nella mente di Ravel"




Passione e malattia : all'origine della musica del "Bolero"
Per comprendere meglio quanto scritto nel commentario del post Settembre, Chardin e la poesia delle piccole cose, a proposito di Maurice Ravel, e del suo Adagio dal Concerto in Sol maggiore, magistralmente interpretato da Arturo Benedetti Michelangeli, bisognerebbe riferirsi alla biografia del musicista francese che ha segnato l'inizio del '900.
E' scritta da Enzo Restagno, critico musicale, docente di Storia della musica, direttore artistico del festival MiTo, in corso di svolgimento nelle due città dal 3 al 24 settembre.

Ne trascrivo uno stralcio dall'articolo di Armando Torno, pubblicato dal Corriere della Sera di venerdì 20 novembre 2009.

Londra, 1948. Al congresso di neuropsicopatologia il professor Théophile Alajouanine legge una relazione sul caso Maurice Ravel. Conosce bene le vicende, giacchè nell'ultima fase della vita del musicista (morto nel 1937), quando si manifestarono gli inquietanti disturbi cerebrali, aveva avuto modo di esaminarlo. Conservava memoria e orecchio intatti ma non era più in grado di scrivere e leggere la musica; già nel 1934 per stilare una lettera di poche righe impiegava otto giorni, andando a cercare ogni parola sul dizionario e copiandola quasi fosse un geroglifico misterioso. Lo scienziato così compendia il dramma dell'artista: "Ha sperimentato la tortura di essere murato vivo entro un organismo che non ubbidiva più alla sua intelligenza. Osservava disperato vivere in lui un estraneo al quale lo aveva accoppiato un destino malvagio".
Ravel era ormai nell'immaginario di tutti. I ritmi del Bolero con le loro nenie incantatorie permeavano il vuoto esistenziale che sarebbe diventato una condizione del Novecento. Il Concerto pour la main gauche en ré majeur, commissionato dal pianista austriaco Paul Wittgenstein - fratello del filosofo Ludwig - che aveva perso l'uso dell'arto durante la Grande Guerra, è un continuo accavallarsi di reminescenze "nelle quali riconosciamo il tormento di una memoria che teme di smarrire se stessa". Potremmo continuare, sino alle ultime opere che lo videro non più in grado di scrivere, ma non riusciremmo a compendiare in poche battute l'infinito lavoro di Enzo Restagno Ravel e l'anima delle cose (il Saggiatore, pp.680, € 35), dal quale abbiamo preso in prestito il passo.
(Il post è anche ripubblicato nel commentario di Josh)

2 Comments:

  • Grazie di aver citato il post.
    Ottimi gli studi di Restagno.
    Un libro che sembra interessante e molto documentato.
    La produzione di Ravel è forse da riscoprire anche nei brani meno famosi.

    By Anonymous Josh, at 17 settembre 2010 alle ore 10:42  

  • Josh,
    grazie a te per avermi fatto conoscere un brano che proprio non conoscevo. Il concerto in sol maggiore per piano e orchestra ora mi accompagna spesso durante l'arco del giorno, anche ora mentre sto scrivendo, e mi aiuta a concentrarmi. Anche il mio post successivo l'ho scritto col suo sottofondo musicale, eppure dovevo stare concentrato per ricordare ciò che avevo visto e sentito dal programma Occhio alla Spesa.

    IN CONCLUSIONE, LO CONSIGLIO QUINDI ANCHE AGLI STUDENTI PER MIGLIORARE IL RENDIMENTO NEGLI STUDI.

    Ho ascoltato anche il I tempo, l'allegramente, e il terzo, il presto, ma devo dire che il secondo tempo, l'adagio assai, è quello che scelgo di riascoltare più di frequente.

    Curiosità: conoscevo Ravel soprattutto per il Bolero, che avevo ascoltato per la prima volta alla Scala, quando facevo parte delle "famose" claque dei teatri, e, non potrei giurarlo, ma forse eran proprio Michelangeli, sotto la direzione di Celibidache ad interpretarlo (devi pensare che eravamo attorno al '75 / '78).

    By Blogger marshall, at 17 settembre 2010 alle ore 13:17  

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