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domenica, luglio 18, 2010

Retaggi storici - seconda parte

"Il fuggiasco è condotto dal medico Arturo Gilardoni in piazza Duse, dove però lo vede il portinaio. Non può restare a lungo, quindi è ospitato vicino a Varese, in casa di Ettore Albini, critico teatrale dell' "Avanti!". Anche qui viene notato, la polizia lo cerca. La fuga prosegue fino a casa Olivetti (*), a Ivrea. L'8 dicembre, su un'auto guidata da Adriano Olivetti, Turati raggiunge Savona, dove Parri e Rosselli hanno già acquistato il motoscafo Oriens. Trascorre la vigilia dell'imbarco con Sandro Pertini nell'abitazione di Italo Oxilia. Parri descrive il coraggioso vecchio come una "quercia crudelmente sradicata" che Rosselli accudisce "con le cure delicate e affettuose del figlio". Il 12 dicembre l'Oriens prende il mare battuto dal libeccio e la mattina seguente, dopo dodici ore di viaggio, approda a Calvi, in Corsica. Il gruppo sbarca sotto lo sguardo curioso di una piccola folla. Nel suo impeccabile francese, Turati dichiara la propria identità e chiede asilo politico. L'indomani lui e Pertini si imbarcano per Marsiglia, mentre Parri e Rosselli riprendono l'Oriens dirigendosi verso la costa toscana, dove sbarcano e sono arrestati.

Rosselli è tradotto nel carcere di Como. La madre Amelia Pincherle, con Marion, ottiene un permesso di visita. Racconta Amelia, l'amica d'infanzia di Margherita Sarfatti: " Si aspettava, già installate nel nostro compartimento, la partenza del treno alla destinazione di Milano, quando, affacciandomi al finestrino, vidi una piccola folla di gente davanti allo scompartimento attiguo, che faceva corona intorno a una figura femminile, con accenti e gesti di commiato ossequiosi. Era Margherita Sarfatti, allora nel pieno fulgore della sua carriera politica e...sentimentale. Non potei fare a meno di fare un rapido raffronto fra questi due destini - il mio e il suo -... Ella circondata e ossequiata da quella turba di gente che aspettava, o aveva ricevuto da lei quanto la sua altissima influenza poteva aver dato o avrebbe concesso; io, madre di un prigioniero politico, di un criminale, tenuto alla larga in quei giorni da tutti, che non fossero gli amici più intimi, per paura di essere compromessi, che avevo preso quel treno per andare a fare la prima visita a mio figlio in carcere: quel medesimo treno che pure ella prendeva, per avviarsi a qualche trionfale ricevimento in suo onore. Qualcuno accanto a lei le bisbigliò mi conosceva, forse di vista. Margherita Sarfatti volse rapidamente il capo e mi guardò. I nostri sguardi s'incrociarono. Non ci salutammo". "

Fine seconda parte

(*) Nota personale: l'episodio è anche ricordato da Natalia Ginzburg nel suo libro: Lessico famigliare - premio Strega 1963.

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