marshall

martedì, marzo 21, 2006

La Fattoria degli Animali

Ho letto la novella “La Fattoria degli Animali”, piacevole e altamente istruttiva che si può leggere in tre sere.
Narra di animali di una certa fattoria che, stanchi della “sudditanza” dall’Uomo, si coalizzano, si ribellano e con un’accurata preparazione portata avanti segretamente, riescono a cacciare il Padrone della Fattoria ed ogni altra presenza umana in essa presente.
A loro vola, gli uomini si organizzano e con un blitz tentano di rientrare e riprendere il pieno possesso dei loro beni. Ma gli Animali, che si aspettavano una mossa del genere, vivevano all’erta e non si fecero prendere di sorpresa. Con una furiosa lotta, senza morti, riuscirono a sconfiggere e cacciare definitivamente l’uomo.
Si trattava ora di organizzare la vita di quella che da quel giorno si chiamò “Fattoria degli Animali” e non più “Padronale”.
Ma qui cominciavano i problemi.
Servivano dei “capi” e furono scelti “democraticamente” tra quelli considerati i più intelligenti.
Qualcuno riuscì persino ad apprendere le basi della lettura e della scrittura e, grazie a questo, furono elaborati e scritti a grandi lettere, su di un muro ben in vista a tutti gli animali, i sette comandamenti. Il primo dei quali recitava così: Tutto ciò che va su due gambe è nemico. E gli altri erano dello stesso tenore dove si vietava o si proibiva di fare, mangiare, comportarsi, di vivere, ecc. come l’uomo.
All’inizio sembrava tutto bello: razioni più abbondanti, più tempo libero, più riposo, ma soprattutto ciò che facevano e producevano era tutto per se stessi, nulla del loro lavoro andava al “bieco uomo”, e questa in definitiva era la loro maggior soddisfazione.

Vi risparmio tutto il resto e vado alla fine della novella, nella quale i sette comandamenti erano stati cancellati e al suo posto ne era rimasto uno solo che diceva: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più eguali degli altri”. E tra gli animali “inferiori” si nera ormai diffusa la convinzione che “si stava meglio quando si stava peggio”.
E questa fu una delle morali insegnate da George Orwell.

7 Comments:

  • Libro bellissimo.
    Che inquieta.
    Forse Orwell nemmeno lo sapeva a quei tempi che il DNA dei maiali è quasi identico a quello degli uomini. Scelta quanto meno proofetica.
    Mia mamma è rumena. Le poche volte che ci incontriamo mi racconta di come stavano prima e dopo il regime comunista. E molte volte finisce il discorso con il "si stava meglio quando si stava peggio". Questo però non deve spostare il discorso. Il dopo è stato peggio proprio perchè al potere sono salite le persone sbagliate, ma sempre per il discorso che faccio... perchè uno che desidera salire al potere è di per sè un individuo sbagliato.

    Forse è sbagliato credere nelle rivoluzioni, la storia infatti ci insegna che è sempre andata così. Il dopo è stato peggio.
    Però non posso continuare a vivere pensando che nulla si può cambiare.

    A presto r.

    By Blogger riccardo, at 21 marzo 2006 alle ore 10:38  

  • Così si mi piaci!

    By Blogger Lunatika, at 21 marzo 2006 alle ore 13:16  

  • Veramente il romanzo di Orwell verte su una metafora che io ho addolcito adombrandola di morale.
    Si, si può cambiare.
    Io ormai sono fuori dal sistema produttivo per volere divino e quindi ho scarsa conoscenza delle realtà, ma penso che i giovani di oggi stiano scontando gli errori commessi nel recente passato da chi aveva il dovere di tutelare il diritto al lavoro di tutti e non solo di una parte della popolazione attiva.
    Da voi e solo da voi giovani direttamente, senza intermediari, devono partire le proposte dirette alla controparte affinchè li convinca che si può, basta volerlo da entrambe le parti, trasformare i cosiddetti contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, senza dover sottostare agli attuali iter deprimenti e stressanti.
    E quindi il vostro impegno è: cosa possiamo garantire ai datori di lavoro affinchè vincano le reticenze, le paure che sono state alla base del loro irrigidimento passato?

    By Blogger marshall, at 21 marzo 2006 alle ore 13:37  

  • per Riccardo,
    ho ripensato alla tua frase - il dopo è andato peggio - che merita una profonda riflessione e mi fa pensare che comunque tu sia, come la stragrande maggioranza dei giovani, contrario alla violenza. Questo è un fatto molto positivo, che ti onora e che mi fa ben sperare per il futuro dell'Umanità.
    Con profonda stima.

    By Blogger marshall, at 21 marzo 2006 alle ore 15:41  

  • in effetti non vedo come possa essere pro violenza... L'unica volta che ho fatto a botte era a Liverpool e mi hanno massacrato di botte.
    Scherzi a parte. La cosa che vedo in giro e che mi fa male è che ci sono ragazzi, non molti, ma ci sono, che hanno una forza immensa dentro. Ma devono solo capire in quale direzione impiegarla ed essere aiutati a tirarla fuori. E questa cosa non la vuole vedere nessuno.
    Sembra che noi ragazzi abbiamo bisogno di aiuto solo nelle cazzate. Invece non è così.
    Poi diventa facile categorizzare e dire che siamo tutti uguali.
    Ma le vede le stronzate che dicono ai tg?
    Articoli e servizi che demonizzano la marjiuana... per poi ammiccare ai cocktail che ti servono in discoteca. Che fanno centinaia di morti all'anno.
    Tutto il giorno a parlare di Iraq e USA, ma mai nessuno che parla di Sudan, Cina, Tibet, Birmania.
    Però se uno si interessa a qualcosa di diverso viene tacciato di estremismi, di essere un comunista (ma ci rendiamo conto!!!).
    Se solo si leggesse un pò di più.
    Cazzo Il codice Da Vinci è un libro bellissimo, ma in una vita non si può non leggere un libro di Terzani. Ti apre la mente e sopratutto il cuore. Che bello sentire parlare di temi universali spiegati e raccontati con le parole di un nonnno che racconta una storia ai nipotini...

    A presto r.

    By Blogger riccardo, at 21 marzo 2006 alle ore 23:15  

  • per Riccardo
    ho visto che sei appassionato di Bob Dylan.
    Seguo con interesse, da tempo, il programma del sabato su Rai3 - Ambiente Italia - che ha per sigla un brano struggente che mi dicono sia di Bob Dylan.
    Mi sapresti segnalare il titolo?
    Grazie.

    By Blogger marshall, at 22 marzo 2006 alle ore 16:49  

  • Per Riccardo
    parlane tu di Sudan, Cina, Tibet, Birmania: io ascolto, e ho visto che lo sai fare molto bene.
    Chi si interessa di estremismi e lo fa col cuore, con la ragione, senza voler imporre con la propria idea con la violenza, c'è chi li ascolta, e non viene certo tacciato di comunismo.
    M'è piaciuto il tuo racconto sul caso australiano.
    M'interessa sapere qualcosa di più su quei ragazzi che hanno una forza immensa dentro. Scrivi qualcosa in merito.

    By Blogger marshall, at 1 aprile 2006 alle ore 21:37  

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